06 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Agosto 2021 alle 00:03:00

Cronaca

Amiu, doppio stipendio. Dirigente sotto accusa: 26mila euro di troppo

Arriva il parere della Corte dei Conti: “Condotta gravemente colposa”


“Indebita corresponsione di emolumenti”. L’oggetto del documento firmato dal vice procuratore generale della Corte dei Conti della Puglia, dottoressa Carmela de Gennaro, non lascia spazio a dubbi ma, per capire questa storia, fatta di doppi incarichi e doppi stipendi all’Amiu, bisogna tornare indietro di due anni.

“Nell’ottobre del 2012 – scrive la Corte dei Conti – il nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Taranto trasmetteva a questa procura regionale, un articolo di stampa in cui si riferiva che il Cda dell’azienda multiservizi e igiene urbana Amiu di Taranto aveva proceduto alla sostituzione di un suo componente dimissionario, disponendo la contestuale nomina” di un professionista “già dirigente della suddetta azienda. Questi, per tutto il periodo dell’incarico (da giugno a settembre 2012), aveva percepito tanto la retribuzione per lavoro dipendente quanto il compenso per la carica di consigliere, in violazione del divieto di cumulo di incarichi e compensi sancito, anche in materia di società pubbliche, dall’art. 3 co. 44 della legge n. 244 del 24 dicembre 2007”.

Per questo la Corte dei Conti ha delegato la Gdf ad accertare i fatti, acquisendo la documentazione. “Le risultanze istruttorie – si legge nel documento – hanno evidenziato la sussistenza di un danno a carico delle finanze dell’Amiu di complessivi 25.837,90 euro, pari agli oneri complessivi sopportati dalla predetta società pubblica in relazione al mancato collocamento in aspettativa, senza assegni, del dirigente nel periodo in cui questi ha ricoperto la carica di consigliere di amministrazione della stessa”.

Secondo la Corte dei Conti “l’esborso da parte dell’Amiu” dei quasi 26mila euro “è avvenuto in violazione dall’art. 3 co. 44 della legge n. 244 del 24 dicembre 2007 (finanziaria 2008). La norma, infatti, dispone che “coloro che sono legati da un rapporto di lavoro con organismi pubblici anche economici ovvero con società partecipazione pubblica o loro partecipate, collegate e controllate, e che sono al tempo stesso componenti degli organi di governo o di controllo dell’organismo o società con cui è instaurato un rapporto di lavoro, sono collocati di diritto in aspettativa senza assegni e con sospensione della loro iscrizione ai competenti istituti di previdenza e assistenza…”. Sulla scorta di tale norma – si legge – il dirigente, una volta nominato consigliere d’amministrazione, avrebbe dovuto essere collocato automaticamente in aspettativa (senza assegni) posto che la formulazione utilizzata dal legislatore (di diritto) non lascia alcun margine di discrezionalità, sull’applicazione di tale posizione giuridica, da parte della società interessata.

Il danno patrimoniale conseguito dalla vicenda è imputabile, in primo luogo, alla condotta omissiva del dirigente amministrativo e del personale dell’Amiu spa, che ha omesso di collocare in aspettativa il dirigente, violando il citato articolo 3, co.44, legge n. 244/2007 creando i presupposti per l’indebito esborso da parte della società, nonché a quella della condotta del dirigente, il quale ha beneficiato del cumulo dei compensi e, incurante del chiaro disposto normativo, ha mancato di segnalare l’irregolarità della situazione in cui versava. Le suddette condotte sono caratterizzate sicuramente da colpa grave”. La Corte dei Conti ha invitato i dirigenti, per motivi diversi tirati in ballo nella storia “a fornire le proprie deduzioni ed eventuali documenti”.

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