Cronaca

Soppressione della Corte d’Appello, pronta la mobilitazione

La Cgil di Taranto si oppone "non per ragioni campanilistiche, ma per non mortificare il diritto alla giustizia dei cittadini"


“Un Paese in cui i propri cittadini rinunciano ad avere giustizia è un Paese con una democrazia fortemente indebolita; un Paese il cui cattivo funzionamento della Giustizia allontana gli investitori, è un Paese che non ha speranza di uscire dalla crisi economica”.

La Funzione Pubblica della Cgil Taranto, partendo da questi due principi, “intende denunciare all’opinione pubblica ed agli operatori
del diritto, l’ennesimo colpo di mannaia che si sta profilando nel nostro territorio al sistema giustizia ed ai correlati diritti di cittadini
e lavoratori. Infatti, nel pacchetto di riforma della Giustizia, presentata nel CdM del 29 agosto scorso, è prevista la soppressione di
alcune Corti di Appello: il Governo, in nome di esigenze di razionalizzazione e al fine di rispettare presunti standard minimi di efficienza,
chiederà la delega al Parlamento per ridurre i distretti di Corte di Appello, dagli attuali 26 a 20, con la soppressione delle sedi distaccate,
tra cui quella di Taranto". 

"In realtà – prosegue il documento -, tali tagli metterebbero in discussione il diritto alla giustizia da parte dei cittadini e, contestualmente,
potrebbero determinare un probabile trasferimento “coatto” di centinaia di lavoratori, con le inevitabili conseguenze sul piano economico
e famigliare". 

La Fp Cgil Taranto non vuole portare avanti una “mera rivendicazione campanilistica”. Le proprie preoccupazioni si fondano su dati oggettivi, che dimostrano che i carichi di lavoro sono talmente elevati da non giustificare in alcun modo la soppressione. Inoltre la soppressione della Corte d’Appello di Taranto porterebbe alla chiusura anche di altri uffici giudiziari, quali la Procura Generale, il Tribunale di Sorveglianza, il Tribunale per i Minorenni e la relativa Procura – anche se questi ultimi, a loro volta, sono coinvolti nel progetto di istituzione del “Tribunale per la Famiglia”. Se tale progetto andasse in porto, comporterà da un lato un notevole aumento della durata dei processi civili e penali, (in quanto i relativi procedimenti andrebbero ad ingolfare ancora di più la sede di Lecce), dall’altro costringerebbe tutti gli utenti ed i lavoratori del servizio giustizia, ad accollarsi continui trasferimenti con relativo aggravio di spese. Tale soppressione sacrificherebbe ulteriormente sia la domanda di giustizia dei cittadini, sia le esigenze di sicurezza del territorio".

La Fp Cgil sta dunque per proclamare lo stato di agitazione del personale, "rendendo pubblici gli ulteriori dati che confermano l’irragionevolezza di tale prevista soppressione (che va proprio nel senso opposto a quanto il governo si era impegnato a fare, relativamente alla celerità dei processi). Naturalmente si inviteranno le forze sociali e i rappresentanti istituzionali a svolgere un ruolo
fattivo in questa battaglia che vuole vedere la salvaguardia dei diritti dei cittadini, compreso il diritto ad ottenere giustizia in tempi
certi".

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