Cronaca

Ilva, in tremila per chiedere lavoro e bonifiche


TARANTO – Erano in tremila gli operai Ilva radunatisi stamattina sotto la prefettura, per manifestare “l’esigenza di tenere insieme il risanamento ambientale, la tutela della salute dei lavoratori e di tutti i cittadini e la salvaguardia dell’occupazione”. Fonti sindacali e dati della Questura, per una volta, collimano e il dato viene sostanzialmente confermato dalla Digos. Ad indire l’assemblea (“ha partecipato il 70% della forza lavoro del primo turno”) i sindacati confederali e le rispettive sigle di categoria. I metalmeccanici hanno scelto palazzo del governo per la manifestazione che è culminata, intorno alle undici, nella consegna di un documento al prefetto Sammartino.

Un documento nel quale al governo si chiede un piano per le bonifiche che tenga conto anche dei “danni” delle “industrie statali”. “E’ stata una giornata importante” commenta Mimmo Panarelli vice commissario della Fim Cisl. “Il prefetto si è impegnato a consegnare il documento (che ha per destinatario anche il presidente Vendola) nelle mani del viceministro Ciaccia (oggi a Taranto per il porto, ndr)”. C’erano anche i segretari generali D’Isabella, Fumarola e Turi che hanno sottoscritto il documento insieme ai segretari di categoria Rappa, Massanelli e Talò. Ecco alcuni passaggi del documento: “In relazione alla situazione di criticità ambientale determinata dall’attività siderurgica, culminata con il deposito delle perizie presso il Tribunale di Taranto, le organizzazioni sindacali ritengono necessario ribadire la positività dei percorsi sin qui avviati evidenziando i notevoli risultati raggiunti. La politica di ambientalizzazione della fabbrica avviata con la Legge Regionale n.44/2008 sul contenimento dei livelli di diossina è proseguita con investimenti costanti e rilevanti, che hanno già prodotto significativi risultati (riduzioni del livello delle polveri sottili, contenimento delle emissioni di benzo (a)pirene, avvio per il rilascio della certificazione Emas). Il percorso intrapreso va perfezionato e, soprattutto, accelerata la sua piena attuazione aggredendo le situazioni di maggiore criticità, che si possono sintetizzare nella copertura dei parchi minerali e nel contenimento delle emissioni fuggitive”. Positivo il commento sulla decisione del ministro Clini di avviare il riesame dell’Aia. Il punto centrale: i sindacati “Ritengono ormai indifferibile l’avvio di una radicale attività di bonifica del territorio che consideri oltre un secolo di attività industriale connessa anche agli imponenti insediamenti militari, condotta in dispregio di ogni cautela, e che legittima la rivendicazione di azioni risarcitorie. Il percorso deve fondare non semplicemente sull’integrazione delle dotazioni organiche dell’Arpa e dei servizi di prevenzione e di controllo dell’Asl, ma prevedere la realizzazione sul sito di Taranto di un centro di analisi e di ricerca chimica ed epidemiologica integrato con il nascente polo tecnologico ambientale. Il programma abbisogna, però, di ingenti investimenti finanziari che vanno reperiti con immediatezza e finalizzati con altrettanta rapidità a partire dalla bonifica del Mar Piccolo e del rione Tamburi. Un percorso importante e ambizioso che può rappresentare la soluzione attesa per superare la sfida della convivenza tra fabbrica e ambiente”. I sindacati chiedono di partecipare ai tavoli. L’iniziativa di oggi ha trovato il consenso bipartisan, sostenuta dal Pd e da esponenti di At6. Ad intervenire sul significato del presidio di oggi che ha avuto come protagonisti gli operai è il prof. Federico Pirro, dell’Università di Bari: “Gli operai dell’Ilva e i loro Sindacati di categoria, in realtà, stanno dicendo a Istituzioni, Magistratura, Associazioni imprenditoriali, partiti, stampa, opinion maker, Diocesi, Università e cittadinanza tutta che anche lo sviluppo futuro della città non potrà prescindere dalla presenza di quella che è oggi la più grande fabbrica d’Italia per addetti diretti (11.695) che, tra l’altro, con 1,3 miliardi di esportazioni ha contribuito per il 63,7% a quelle della provincia nel 2011 e per il 16,4% all’export della Puglia nello stesso anno. Taranto non vuole correre avventure, se ne facciano una ragione tutti coloro che – siano essi candidati di importazione o candidati autoctoni alla carica di sindaco – si cimenteranno nella prossima campagna elettorale”.

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