23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 21:06:00

Cronaca

Voto, Stefano: Amiamo Taranto


TARANTO – “Amiamo la nostra città. Evitiamo di lamentarci sempre. Costruiamo unendo le nostre intelligenze”. Di rientro dal viaggio a Verona, dove ha ricevuto l’incarico di vicepresidente della Consulta per la Talassemia e di responsabile nazionale per la ricerca talassemica, il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, questa mattina, è stato ospite della redazione di TarantoSera. Sindaco, alle elezioni del 6 e 7 maggio sarà il candidato di una coalizione ampia. Ad appoggiarla ci saranno tanti partiti che, nel corso delle consultazioni interne, sembravano non voler puntare su di lei. Pezzi di Pd, Sel, Idv, Psi e La Puglia per Vendola sembravano prediligere le primarie. Per non parlare di Udc e Api che fino a qualche settimana fa erano seduti al tavolo del centrodestra.

“Questa ricostruzione non corrisponde a verità. E vero, all’interno di Sel c’era una parte, riconducibile al consigliere Cervellera, che continuava a chiedere le primarie. Obiettivamente all’inizio c’è stato un po’ di tatticismo. C’era chi voleva far valere, soprattutto per principio, l’idea di fare le primarie. Noi siamo sempre stati fermamente convinti delle nostre scelte. Del resto, quando c’è un sindaco uscente che ha portato la città dalla bancarotta al settimo posto della graduatoria dei Comuni virtuosi, la scelta è scontata”. Quindi non teme il malcontento di alcune correnti dei partiti che la sosterranno? “Mi sento appoggiato da tutta la coalizione. L’unico rimpianto è relativo alla perdita di Rifondazione Comunista. Ho fatto il possibile. Abbiamo discusso in tre incontri complessivamente per 14 ore. Alla fine hanno deciso di prendere altre strade. Mi dispiace ma questa grande coalizione sarà utile nel momento in cui andremo a chiedere attenzione al Governo centrale”. Nel corso del suo mandato ha revocato ben 13 assessori. Possibile che tutti abbiano sbagliato? “Nel 99% dei casi sono stato io ad allontanare queste persone dalla giunta. L’unico ad essere andato via è stato Pierri. Non ho mai capito perché. Lui mi chiedeva di interrompere il prelievo di petrolio dalla Basilicata. Una richiesta improponibile anche perché non spetta certo a me decidere. Per gli altri, non potevo fare diversamente. Se non condividevo un comportamento lo dovevo dire così come ho fatto a più riprese. Quando poi il comportamento errato si è reiterato non ho potuto fare altro che revocare le deleghe”. A questo punto dovrebbe ammettere quantomeno di aver sbagliato a scegliere i suoi uomini… “Col senno di poi dovrei dire di sì. Nelle scelte che ho fatto ho valutato prima l’onesta, poi la competenza professionale e quella amministrativa. Probabilmente, al primo posto avrei dovuto mettere la competenza amministrativa. I prossimi assessori li sceglierò più con la testa che con il cuore”. Nella sfida a Palazzo di Città ritroverà Capriulo. Proprio l’ex assessore, in più circostanze, l’ha accusata di voler gestire direttamente la questione relativa all’assegnazione delle case. “Capriulo ha detto il falso, non conosce la legge. Avrei dovuto mandarlo via dopo venti giorni dalla sua nomina. Per l’assegnazione c’è una graduatoria. Stiamo aspettando il magistrato. Ma per ciò che attiene l’emergenza non ci può essere graduatoria. Se la casa crolla non si può fare un bando di gara. Le Istituzioni mi hanno suggerito come agire. Consiglio alle famiglie bisognose che si rivolgono a me di recarsi dagli assistenti sociali che stilano una scheda della situazione. Poi contattiamo l’ufficio tecnico per fare una verifica ed allertiamo la Digos e la Gdf affinché effettuino ulteriori controlli”. Sindaco, quanto l’ha infastidita essere chiamato in causa in alcune dichiarazioni rese da un aspirante pentito? “Inutile nascondersi. Mi ha fatto molto male. Per tre giorni non ho fatto alcuna uscita pubblica. L’ho presa male anche se non ho fatto nulla. Il magistrato non ha inteso interrogarmi. Sono persino andato in Questura personalmente per farmi interrogare ma non hanno voluto ascoltarmi perché non si configura alcun tipo di reato. Ho lavorato per 40 anni in ospedale, se solo avessi voluto raccomandare qualcuno mi sarebbe bastata una chiamata. Ma non ho mai fatto nulla di questo tipo”. Tornando alla politica ed alla tornata elettorale ormai prossima, quale tra i candidati teme di più per un ipotetico ballottaggio? “L’unica cosa che temo è l’ansia”. Si spieghi meglio. “L’unica cosa che temo è che i tarantini non conoscano i risultati ed i successi ottenuti dalla mia amministrazione. Ho paura di non essere stato capito. Ma posso assicurare che, in queste condizioni, non avremmo potuto fare di meglio. Nonostante il dissesto siamo riusciti a fare concorsi e ad avere dirigenti”. Parliamo del dissesto. Perché dice che il Comune è fuori dal dissesto se ci sono ancora i debiti da pagare? “Abbiamo avuto l’apprezzamento del Ministero per l’ottimo lavoro svolto. Fino a gennaio non potevamo dare servizi ed eravamo costretti, per legge, a mantenere la tassazione ai massimi livelli. Abbiamo tenuto al minimo gli stipendi dei dirigenti. Nessuno è andato fuori a spese del Comune. Nonostante tutto siamo riusciti a conservare un avanzo di 115 milioni di euro”. E i debiti? “E’ la Osl che ha chiesto di rimanere ma per colpe sue. Avrebbero dovuto fare il piano di estinzione ma non lo hanno fatto. A giugno però scadrà la proroga”. Su cosa punterà nel caso di rielezione? “Dopo i sacrifici sarà tempo di sviluppo. Punteremo ad esempio sullo sviluppo del porto, sull’università, sulle aree demaniali. Vogliamo un nuovo ospedale e coniugare le tematiche ambientali con quelle dell’occupazione”. Cosa chiederà alla grande industria? “Di applicare le normative europee per azzerare le emissioni. Ad esempio, se a Taranto c’è un alta incidenza di allergie le colpe non possono che essere dell’anidride solforosa immessa in atmosfera dall’Eni”. Vuole lanciare un messaggio ai tarantini? “Amiamo la nostra città. Evitiamo di lamentarci sempre. Costruiamo unendo le nostre intelligenze”.

Fabio Mancini

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