Cronaca

Motta censura il Comune. Concorso esterno in associazione mafiosa per Fabrizio Pomes

Coinvolto l’ex consigliere comunale. Nell’ordinanza spazio anche ai rapporti tra il mondo della mala e la pubblica amministrazione


Tra le persone arrestate nell’inchiesta che ha sgominato il clan D’Oronzo-De Vitis c’è l’imprenditore Fabrizio Pomes, già presidente del Centro Sportivo Magna Grecia ed ex segretario provinciale del nuovo Psi, negli ultimi tempi vicino alla lista Puglia per Vendola, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni.

Secondo gli inquirenti, Pomes avrebbe fiancheggiato l’organizzazione capeggiata dal boss Orlando D’Oronzo, creando per la gestione della struttura comunale cooperative di cui facevano parte anche due pregiudicati condannati per associazione mafiosa. La gara d’appalto fu bloccata e trasformata in proroga del servizio. Pomes, commentando l’assegnazione alla coop Falanto di un appalto comunale per la pulizia di giardini sottolinea che “è stata posta la prima pietra”, poi dice a D’Oronzo “che la coop deve assumere purtroppo 35 operai della vecchia ditta incaricata che sono ‘teste calde’”. D’Oronzo risponde “tu digli a chi è intestata la coop e poi vediamo se sono teste calde”.

Il Procuratore di Lecce, Cataldo Motta, illustrando i dettagli dell’inchiesta, ha censurato anche il comportamento dell’amministrazione comunale, che ha consentito la gestione alla cooperativa riferita a Pomes, non procedendo ai dovuti accertamenti e nonostante “episodi di morosità”.

Il clan D’Oronzo-De Vitis era tornato particolarmente attivo nel campo delle estorsioni ed aveva preso di mira grosse attività commerciali come il negozio “Lord” e la “Ferramenta Perrone”.

Gli inquirenti hanno accennato anche all’installazione di pannelli fotovoltaici da parte di un’impresa del nord che aveva chiesto indicazioni (“chi comanda a Taranto?” è un passo della conversazione intercettata) ad un avvocato per affidare il servizio di guadiania (poi assegnato a persone vicine al clan) ricevendo inizialmente una indicazione sbagliata. Nell’ordinanza si legge “che gli interessi economici dell’associazione diretta dal suo De Vitis D’Oronzo in stretta correlazione con gli ambienti della pubblica amministrazione siano ancora esistenti ed anzi in progressiva ascesa è dimostrato anche dal gravissimo, recentissimo episodio  che ha visto l’intimidazione di un rappresentante locale della pubblica amministrazione posta in essere sulla pubblica via (nella zona vecchia di Taranto) da un gruppo di quattro persone che hanno invitato caldamente il consigliere comunale a non mancare al prossimo consiglio comunale nel quale sarebbero stati affrontati argomenti che interessavano D’Oronzo”.

A questo episodio ha fatto seguito la presenza nell’aula consiliare il 23 giugno 2014 nel corso del consiglio, di Michele De Vitis (fratello di Nicola e marito del consigliere Castellaneta).

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