15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 19:30:02

Cronaca

Putignano, cade l’accusa di mafia

Processo Artemide: sconto di pena della Corte d’Appello di Lecce anche per Vito Sportelli e Giuseppe Casulli


TARANTO – Processo Artemide: cade in Appello l’accusa di mafia per il presunto capo dell’organizzazione, il palagianese Carmelo Putignano e per due “collaboratori”, Giuseppe Casulli e Vito Sportelli.
La Corte d’Appello di Lecce, presieduta dal dottor Scardia, oltre ad aver fatto cadere l’accusa associazione mafiosa ha ridotto la pena ai tre.  Carmelo Putignano da dodici anni a sette anni e quattro mesi, Vito Sportelli da nove anni a sei anni e mezzo e Giuseppe Casulli da otto anni a tre anni e dieci  mesi. Un quarto imputato, Nicola Di Tella, sarà giudicato il prossimo 7 novembre.
I giudici di secondo grado hanno, quindi, accolto le richieste avanzate dal collegio di difesa composto dagli avvocati Gianluca Sebastio, Salvatore Maggio e Gaetano Vitale.
I quattro furono arrestati dai carabinieri della Compagnia di Massafra.
I provvedimenti firmati dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta pm della Dda, Alessio Coccioli e della dott.ssa Giovanna Cannarile del Tribunale di Taranto.
Grazie alle indagini avviate nel marzo del 2011 è stata accertata l’esistenza di un gruppo malavitoso diretto da Carmelo Putignano, originario di Palagiano, già capo dell’omonimo clan che operava egli anni ’90  nel suo paese di origine. Secondo l’accusa i gregari sarebbero stati Nicola Di Tella, Vito Sportelli e Giuseppe Casulli. Sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo, di attentati incendiari ai danni di commercianti e imprenditori di Palagiano, a cui sistematicamente seguivano richieste estorsive, da 5mila a 10mila euro. Durante l’attività investigativa è stata accertata anche la detenzione di armi e lo spaccio di sostanze stupefacenti.

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