23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 21:06:00

Cronaca

Abusò della nipote. 6 anni sono troppi


TARANTO – E’ stato condannato a sei anni di reclusione per abusi sessuali sulla nipote di 12 anni, ma per i giudici della Cassazione sono troppi. Per un quarantottenne, che sta scontando la pena in una struttura religiosa, i giudici della Cassazione hanno accolto il ricorso presentato dai difensori dell’uomo, gli avvocati Fabrizio Lamanna e Luigi Palmieri, disponendo il rinvio alla Corte d’Appello di Lecce per la rideterminazione dell’intero impianto sanzionatorio. L’uomo, che è un ex politico e un ex rappresentate di un ente di carità, era stato arrestato dai carabinieri nel marzo del 2010.

Secondo l’accusa si era offerto di accompagnare la nipote al doposcuola ma aveva condotto la dodicenne in una zona isolata e, in macchina, le aveva usato violenza. Dopo l’arresto era finito ai domiciliari in un convento in provincia di Taranto per scontare una condanna a sei anni per abusi sessuali, ma aveva violato le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria e i carabinieri gli avevano notificato una ordinanza di revoca facendolo tornare in carcere. Era ai domiciliari presso la struttura religiosa, ma le prescrizioni prevedevano che non dovesse avere nessun contatto con l’esterno e tanto meno con i ragazzini. Immagini diffuse su internet lo avevano immortalato, invece, mentre assisteva ad uno spettacolo per bambini, durante una manifestazione. I genitori della dodicenne si erano rivolti al Capo dello Stato e al Ministro della Giustizia per protestare contro la concessione dei domiciliari all’uomo e soprattutto contro la decisione di trasferirlo in un convento. Anche un gruppo composto da ben cinquecento mamme aveva inviato all’arcivescovo di Taranto una lettera chiedendo l’allontanamento del l’uomo dal monastero che è sede parrocchiale e, in quanto tale, ospita numerosi bambini impegnati nella catechesi. I carabinieri della stazione di San Giorgio Jonico si attivarono per cercare di recuperare la foto che immortalava l’uomo mentre violava le prescrizioni e dopo ore di “navigazione” ed ingrandimenti, lo avevano individuato facendolo tornare in cella. Il quarantottenne ora sta scontando la pena nuovamente agli arresti domiciliari in un’altra struttura religiosa. I suoi difensori, avvocati Lamanna e Palmieri, per due volte avevano fatto ricorso ai giudici della Corte di Cassazione. Nei giorni scorsi l’ennesimo ricorso e la decisione della terza sezione penale della Suprema Corte di rinviare alla Corte d’Appello per la rideterminazione della pena.

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