Cronaca

Il figlio del boss respinge le accuse

Interrogato Cosimo Orlando. Il 26enne è stato arrestato dalla polizia per la vicenda legata alla gestione del Centro sportivo Magna Grecia


“Di fatto ero socio della cooperativa ma non la gestivo. Sono estraneo ai reati contestati. E poi quella coop non ha mai vinto un appalto”.

Si è difeso così,  nell’interrogatorio, il 26enne Cosimo D’Oronzo, arrestato nella operazione “Alias”.

Il giovane, che è figlio del boss Orlando, difeso dagli avvocati Giuseppe Cagnetta e Luigi Danucci stamattina è stato interrogato dal gip del tribunale di Lecce, dottor Alcide Maritati.

Cosimo D’Oronzo è finito nell’inchiesta per il caso legato alla gestione del Centro sportivo Magna Grecia.

E per quella storia nei guai anche l’ ex consigliere comunale, ex consigliere circoscrizionale e imprenditore tarantino, il 49enne Vincenzo Fabrizio Pomes.

Per lui l’accusa è concorso esterno in associazione mafiosa. Al centro c’è la vicenda riguardante il centro sportivo Magna Grecia, la creazione di cooperative in cui erano annoverati condannati per mafia,  il fatto che non veniva pagato l’affitto della struttura comunale e il Comune non chiedeva tale pagamento.

L’inchiesta dell’antimafia, che ha portato a tanti arresti, è originata da indagini su estorsioni, rapine, un omicidio, droga, armi.
Il “fratello grande”, Orlando D’Oronzo, 56enne e  il “fratello piccolo”, Nicola De Vitis, 46 anni, erano gli alias, secondo gli inquirenti.
Gravati da misure cautelari da scontare rispettivamente a Sassari e Verona, e che dalla città sarda e da quella scaligera, secondo l’accusa, gestivano il riorganizzarsi del clan.

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