Cronaca

Opinioni a confronto sul progetto Tempa Rossa

Il workshop promosso da Total, Shell e Mitsui: presente anche una delegazione degli ambientalisti. Parti ancora distanti


“Tempa Rossa: sviluppo, sostenibilità, ambiente”. E’ questo il nome che la joint venture composta da Total, Shell e Mitsui ha voluto dare al workshop sul progetto di sviluppo di un giacimento petrolifero situato in Basilicata, nell’alta valle del Sauro, con lo stoccaggio del materiale estratto a Taranto. In rappresentanza dei ‘petrolieri’ c’era Roberto Pasolini, direttore commerciale di Total E&P Italia. Presente anche il fronte ambientalista, con il consigliere comunale di Taranto Respira, Angelo Bonelli, e Daniela Spera di Legamjonici.

Le parti, va detto subito, sono (rimaste) distanti, come era prevedibile, anche dopo i molti, qualificati interventi dei relatori. Da Total, Shell e Mitsui si è sottolineato come Tempa Rossa sia uno dei “principali progetti industriali del nostro Paese, tra i 128 più importanti al mondo nel settore Oil & Gas, interamente sostenuto da capitali privati”.

L’investimento complessivo è di 1.6 miliardi. “A regime, l’impianto consentirà di aumentare di circa il 40% la produzione nazionale italiana di greggio, oltre ad assicurare un gettito fiscale per l’Italia di diverse centinaia di milioni di euro l’anno”. La Raffineria di Taranto “sarà interessata esclusivamente da interventi di adeguamento logistico per lo stoccaggio e la movimentazione del greggio, che interesseranno un’area residuale della stessa Raffineria; le opere previste costituiranno solo la parte terminale del Progetto Tempa Rossa e non comporteranno alcun incremento della capacità di lavorazione della Raffineria. Nessuna trasformazione del prodotto verrà dunque realizzata qui, rappresentando Taranto soltanto la base logistica di Tempa Rossa, indispensabile però per il completamento del progetto. Gli interventi da attuare prevedono la costruzione di 2 nuovi serbatoi dedicati al greggio di Tempa Rossa (che si andranno ad aggiungere ai circa 130 presenti attualmente in Raffineria), il prolungamento per circa 350 metri dell’esistente pon-tile con sistemi di accosto per le navi e le dotazioni di sicurezza, la realizzazione di un nuovo sistema di recupero e trattamento dei vapori provenienti dal caricamento delle navi e di  un sistema di raffreddamento del greggio per portarlo alla temperatura di stoccaggio e, infine, la realizzazione di alcune opere accessorie, come per esempio la sala tecnica e un sistema antincendio. Il progetto” si assicura “non determinerà alcun incremento delle emissioni”.

Dal punto di vista dei risvolti occupazionali, “si è stimato che il cantiere per la realizzazione delle opere legate a Tempa Rossa impiegherà circa 50 imprese tra lavori civili, meccanici ed elettrici (soggetti il cui numero potrà subire delle oscillazioni in fase di realizzazione dell’opera), contribuendo dunque alla creazione, in fase di costruzione, di 300 posti di lavoro a Taranto. Il traffico navale prodotto da Tempa Rossa raggiungerà al massimo 90 navi all’anno per le attività di carico, ovvero in media 1 nave ogni 4 giorni. Nel porto di Taranto nel 2013 sono transitate oltre 1.300 navi, delle quali 300 hanno riguardato la Raffineria. Confrontato ad oggi, con il Progetto Tempa Rossa l’aumento delle navi rispetto al totale sarebbe quindi  inferiore al 7%”.

“Oggi fare innovazione non consiste nell’investire nel petrolio. Il futuro dell’economia di questo Paese e di questa città non è rappresentato dalle trivellazioni e da queste forme di sviluppo industriale obsolete” ha dichiarato Angelo Bonelli.

“Nello studio Eni del 2011 su Tempa Rossa viene stimato un aumento annuo di emissioni fuggitive di composti organici aromatici pari a 26mila kg” ha sottolineato Daniela Spera.
 

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