Cronaca

Il caso del call center di Taranto finisce davanti alla Commissione europea

Interrogazione presentata dall'euro deputato Elena Gentile


Prende le mosse da Taranto e dalla Puglia, la battaglia per l’adozione di nuove politiche a sostegno del “lavoro di qualità” degli addetti ai servizi call center del Paese.

“Chiediamo al Governo italiano di rivedere l’applicazione della Direttiva 2001/23/CE con lo sguardo rivolto agli interessi del mondo del lavoro”, dice l’On. Elena Gentile che ha depositato un’interrogazione scritta alla Commissione Europea in merito alle inadempienze nell’adozione, da parte dell’Italia, della Direttiva n. 2001/23/CE, la quale prevede una serie di obblighi in materia di protezione dei lavoratori in caso di cessione d’azienda o di ramo d’azienda.

La Direttiva propone un’ampia definizione del concetto di trasferimento d’azienda, che ricomprende al suo interno, come statuito dalla Corte di Giustizia, anche la fattispecie della cessione o trasferimento del contratto di appalto.

Il legislatore italiano, intervenendo in materia di contratto di appalto con il D.lgs 276/2003, all’art. 29 co. 4 ha invece espressamente escluso che l’acquisizione del personale già impiegato nell’appalto a seguito di subentro di nuovo appaltatore rientri nell’ambito di applicazione della disciplina sul trasferimento d’azienda, sottraendo l’intero settore degli appalti dalle tutele di cui all’art.2112 del codice civile.

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