14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Aprile 2021 alle 15:33:27

Cronaca

Furto del prezioso Niobio, l’inchiesta si allarga

Ora si cercano eventuali complici. In fabbrica aria di sciopero, mentre si attende il verdetto di Milano


Saranno ascoltati nei prossimi giorni i due dipendenti tarantini dell’Ilva, un capo squadra ed un addetto al magazzino che avevano architettato il furto di niobio, e il camionista, di origini baresi, dipendente di una ditta di trasporti, che aveva accettato dietro lauto compenso di trasportarlo, denunciati dalla Polizia.

Il materiale sequestrato ha un valore di circa 90.000 euro.

L’episodio ha destato clamore mentre intanto, in fabbrica il clima resta di preoccupazione per il futuro. “Con la nuova riforma del lavoro si respira nuovamente aria di sciopero in Ilva. Uno sciopero di facciata (quello della Fiom) che si contrappone al solito imbarazzante silenzio di Fim e Uilm” scrivono i Liberi e Pensanti, entrando in polemica con i metalmeccanici della Cgil: “Il ‘nuovo che avanza’ ne approfitta per inserire nella piattaforma di sciopero l’irrealizzabile nazionalizzazione. Divisione netta insomma nel momento in cui uno dei diritti fondamentali dei lavoratori, l’art.18, viene definitivamente cancellato (già ampiamente modificato dalle riforme Biagi e Fornero). Da non dimenticare il “demansionamento” dei lavoratori previsto con la nuova riforma, giá applicato con i contratti di solidarietá (vedere punti 9-10 dell’accordo) e sottoscritto in forma unitaria dalla triade. Nessuna assemblea con i lavoratori per decidere il da farsi, solo una serie infinita di dichiarazioni in tv e sui giornali su paventate “occupazioni” di fabbrica a tutela del posto di lavoro e del salario…sempre più compromesso per il futuro.

Si continua con l’omettere il diritto fondamentale di ogni lavoratore e di ogni cittadino, ovvero quello di lavorare in una fabbrica sana. La speranza di chi dovrebbe tutelare i lavoratori si chiama oggi “Arcelor Mittal”, come se la vendita al gruppo franco-indiano sia la soluzione a tutti i nostri problemi.

A nostro parere, invece, la nuova cordata tenderà ad eliminare proprio le quote acciaio di Ilva, senza preoccuparsi minimamente di ambientalizzazione (improponibile per l’oneroso investimento) e di occupazione.Vorremmo sbagliarci ma la ‘carneficina’ è più vicina di quanto sembri.

Centinaia di lavoratori sono stabilmente a casa da mesi (laminatoio a freddo e tubifici), in attesa di fantomatici ‘revamping’ che mai verranno attuati.

Il 75%delle prescrizioni AIA sono state effettuate, ha dichiarato il commisario Gnudi qualche giorno fa, tra l’indifferenza generale della triade ma anche di chi ancora parla di “nazionalizzazione”, come se lo Stato (che ricordiamo già gestisce l’Ilva), possa garantire un futuro diverso. Intanto il tempo passa e noi lavoratori siamo ancora in condizioni di lavoro precarie dal punto di vista della sicurezza. Qualche mese fa, in occasione della presentazione del ‘piano industriale’, l’ex commissario Bondi dichiarò che in fabbrica (a Taranto, proprio da noi) sono presenti 1300 siti di amianto da bonificare per legge. Oggi non ne parla più nessuno! A tal proposito il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti ha depositato un esposto in Procura”.

E’ attesa per le prossime ore infine la decisione sulla richiesta avanzata nelle scorse settimane dal commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi di sbloccare e trasferire nelle casse del gruppo di Taranto un miliardo e duecento milioni di euro sequestrati nel maggio 2013 alla famiglia Riva nell’ambito dell’indagine dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici nella quale Adriano Riva e due commercialisti rispondono di truffa ai danni dello Stato e di trasferimento fittizio di beni. Il gip milanese D’Arcangelo, davanti al quale si è tenuta l’udienza a porte chiuse per discutere l’istanza presentata in base al decreto legge “Terra dei fuochi”, si è riservato di decidere. La difesa di Adriano Riva ha sollevato eccezioni relative al possibile contrasto della norma con la Costituzione e con la Cedu.
I pm, invece, non si sono opposti all’istanza, ma hanno sottolineato nei loro interventi che i soldi, qualora andassero all’Ilva, dovrebbero essere utilizzati solo per il piano ambientale.

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