Cronaca

“Taranto per la vita”. La solidarietà scende in campo

Parla Antonietta Scafato dell’associazione Iris: ecco i progetti rivolti ai malati oncologici che verranno finanziati con il ricavato dell’iniziativa


Quando a scendere “in campo” è la solidarietà.

L’appuntamento è quello battezzato “Taranto per la vita”: la partita di beneficenza che si disputerà venerdì 31 ottobre allo stadio Iacovone vedrà confrontarsi la nazionale cantanti e la nazionale magistrati. L’incasso della partita sarà interamente devoluto alla Fondazione Ant Italia onlus e all’associazione Iris, meritoriamente segnalata dal comitato Liberi e Pensanti.

Per capire meglio a cosa serviranno i fondi raccolti e in cosa saranno investiti abbiamo voluto raccogliere la testimonianza diretta da chi si dedica alla causa, al fianco di chi davvero gioca la sua “partita per la vita”. La dottoressa Antonietta Scafato fa parte del team della struttura semplice dipartimentale di psicologia ospedaliera del Ss Annunziata ed è impegnata in progetti rivolti al dipartimento onco-ematologico dell’ospedale Moscati diretto dal dr. Salvatore Pisconti. Collabora con l’associazione Iris di Manduria per fornire assistenza psicologica a chi si trova ad affrontare la malattia.

Come entra l’Iris in questa iniziativa?
“Già da tempo l’associazione fa attività di volontariato fornendo assistenza ai pazienti oncologici. In passato sono stati portati avanti progetti come corsi di formazione in psiconcologia, corsi su alimentazione e tumori”.

In cosa consiste la vostra attività?
“Noi ci occupiamo dei pazienti dall’atto della diagnosi, accompagnandoli nel percorso di cure chemioterapiche ma anche nell’atto di fine vita fornendo loro assistenza psicologica”.

Un compito estremamente delicato. E quali progetti si andranno a finanziare con il ricavato della partita?
“Con il ricavato dell’iniziativa vorremmo realizzare dei progetti in ospedale, al Moscati”.

Ce ne può parlare?
“Il primo progetto che stiamo sviluppando è ‘Come gestire lo stress, training autogeno in corsia’. E’ diretto alle pazienti oncologiche, in particolar modo a chi affronta un carcinoma mammario e mira a migliorare la qualità della vita delle pazienti. Perché questo progetto? Perché la comunicazione nella diagnosi di una patologia tumorale e la malattia stessa impone dei cambiamenti nell’organizzazione della vita familiare,  affettiva e sociale e provoca situazioni di ansia e di stress. Ma soprattutto i mutamenti che la malattia provoca sono quelli dal punto di vista fisico, pensiamo alla perdita dei capelli ad esempio. Cambiamenti cui le donne vanno incontro e che incidono sulla stima in se stesse. Il condividere insieme agli altri attraverso un percorso di terapia questi aspetti della malattia fa avere una maggiore consapevolezza del proprio sè corporeo, delle interrelazioni con gli altri”

Cosa vuol dire questo progetto?
“Significa anche far vivere ai malati di tumore una dimensione di malattia meno ‘malata’ e creare una relazione di fiducia, una sorta di alleanza terapeutica con lo staff curante. La persona sa che troverà risposte adeguate”.

Ci sono altri progetti legati a ‘Taranto per la vita’?
“Sì, i soldi raccolti serviranno a finanziare anche il progetto per i data manager, una figura fondamentale nei reparti che si occupa sia dei trial clinici che della somministrazione di test sulla qualità assistenziale”.

Vuole lanciare un messaggio ai tarantini?
“In questo momento di disperazione in cui sta vivendo la collettività, in una città che è sotto i riflettori, accendere un faro di speranza su una malattia che si pensa non sia curabile è importante. Perché di tumore non sempre si muore, si vive anche. Creare una cultura della donazione è importante; la Conad ci sta dando dimostrazione di quanto possa essere vicina ai problemi sociali e anche la città deve stringersi in questo abbraccio nei confronti di chi soffre”.

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