26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Settembre 2021 alle 20:36:00

Cronaca

Massacrò l’autista. Niente carcere


TARANTO – Picchiò a sangue un autista dell’Amat con una mazza da baseball, ma non andrà in carcere. Si è chiuso con il patteggiamento ad un anno, con la sospensione della pena, il procedimento che ha visto alla sbarra un giovane tarantino. A gennaio il ragazzo aggredì il conducente di un autobus dopo una lite scoppiata per motivi banali. Il ventunenne, assistito in giudizio dall’avvocato Gaetano Melucci, era alla guida della sua Opel Corsa e non diede la precedenza all’autista del bus, che usciva dal deposito dell’azienda e si apprestava ad imboccare via Cesare Battisti.

L’autista si rivolse con termini accesi al ragazzo contestandogli la mancata precedenza. Nel giro di pochi secondi il diverbio si trasformò in una zuffa. “Si vabbè, passo prima io passi prima tu, mò vedi se te ne vai ancora ti devo uccidere proprio” è una delle frasi pronunciate dal ragazzo in quel concitato confronto, stando a quanto riportato nel capo di imputazione. Dalle parole, però, come si diceva, ben presto si passò ai fatti e soprattutto alle mani e non solo. Il giovane con la sua auto bloccò l’autobus per affrontare a muso duro il rivale. Con quella manovra, infatti, il ragazzo sbarrò la strada al mezzo dell’Amat e lo scontro riprese. Ma questa volta con modalità più violente. Il ragazzo impugnò una mazza da baseball che aveva nel portabagagli della vettura e cominciò a picchiare l’autista. All’improvviso la vittima venne investita da una scarica di violenti colpi alla testa e al corpo. Un pestaggio in piena regola che venne bloccato solo dall’intervento di alcuni testimoni. L’aggressore venne fermato dalla Polizia, e venne rilasciata con la denuncia a piede libero. L’autista, un tarantino di sessantuno anni, invece, venne soccorso dai sanitari del 118. La vittima venne condotta d’urgenza in ospedale dove gli vennero riscontrate la frattura del braccio destro e una ferita alla testa gli venne suturata con cinque punti, il tutto per una prognosi complessiva di venticinque giorni di guarigione. Un fattaccio che a giudizio, però, è stato risolto con un patteggiamento, nel procendimento la vittima e l’azienda si sono costituite parte civile mediante l’avvocato Claudio Petrone. Il giovane incensurato se l’è cavata con un anno di reclusione e la sospensione della pena. Non andrà in carcere.

A.M.

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