Cronaca

Autotrasportatori sul piede di guerra

Il documento che fa riferimento alla vertenza porto


“Questo documento vuole essere una richiesta chiara d’intervento da parte delle Istituzioni in merito alla vertenza Evergreen, che non riguarda solo i dipendenti diretti del porto ma anche tutto l’indotto”. E’ quanto si legge in un documento che riporta in calce la firma delle “Imprese di Autotrasporto Sna Casartigiani” in riferimento alla vertenza porto.

“Da un’analisi fatta dai nostri uffici ci risulta che il 70% delle imprese di autotrasporto iscritte all’albo hanno come committente primario la società Tct. Autotrasporto che come evidenziato nei dati riportati, rappresenta un’ampia fetta dell’apparato produttivo territoriale. Analizzando la storia del comparto jonico, si evince che più volte lo stesso ha dovuto riconvertirsi in base alle committenze che si sono susseguite nel tempo, vedi: Belleli – Cementir – fonderie Sural – Ilva e infine Evergreen. Cambiano gli attori ma la storia è la stessa, dopo il blocco totale delle commesse Ilva e i ritardati pagamenti ormai fermi ad aprile 2014 ora anche la beffa Tct con l’eliminazione di tutte le tratte transoceaniche e la riduzione notevole dei trasporti locali. Nello specifico in queste settimane abbiamo visto notevoli cambiamenti nella struttura organizzativa di Tct quali: Dal 09/10/2014 Evergreen non accetta più booking in import sia in export per Taranto riscontrabile anche sul sito istituzionale della stessa azienda. L’unico servizio garantito è quello: “navetta” tramite fender che ogni domenica dovrebbe fare la sfonda da Piraeus a Taranto – pero in queste settimane la navetta ha scaricato presso il terminal: Contener pieni di merci destinati al mercato locale, mentre al contrario per le merci in export non vi sono stati movimentazioni. Sono stati ridotti gli orari di accesso al terminal per il carico e scarico – 8.30 – 13 – 14.30 – 17.30".

"E’ stato ridotto il personale delle gru con conseguente disservizio e riduzione della sicurezza. Tutto ciò ha portato alla paralisi di circa il 90 % delle imprese di Autotrasporto. Tutti questi avvenimenti ci portano a pensare che le intenzioni di Tct non siano di sviluppo e di crescita, e il temporaneo blocco delle attività motivate dallo stesso per i lavori di dragaggio del porto sono solo scuse per non investire sul nostro scalo. Pertanto la richiesta di questa categoria è quella di una programmazione trasparente e partecipata dello scalo tarantino, chiediamo chiarezza sulle intenzioni di Tct se intende rimanere a Taranto deve garantire il traffico locale unico mezzo di sopravvivenza delle imprese di autotrasporto. Caso contrario vogliate individuare un altro soggetto idoneo alla gestione degli spazi. Per quanto detto, al fine di salvaguardare le nostre aziende, le famiglie e i dipendenti chiediamo, in attesa delle risposte: la cassa Integrazione per tutti i dipendenti. La moratoria dei debiti fiscali e previdenziali delle aziende. Il coinvolgimento diretto della categoria ai tavoli istituzionali ministeriali e locali”.

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