Cronaca

Tangenti, 4 anni a Giancarlo Cito


TARANTO – Quattro anni di reclusione per concussione a Giancarlo Cito. Arriva il sigillo della Corte di Cassazione sul processo che ha visto imputato l’ex sindaco di Taranto per una storia di mazzette connesse al progetto che prevedeva la realizzazione di un porticciolo turistico a San Vito. Ieri sera i giudici della Cassazione hanno infatti respinto il ricorso proposto dai legali dell’ex deputato contro la condanna a quattro anni che gli era stata già inflitta dalla Corte di Appello il 27 aprile di due anni fa.

Per Cito una tegola giudiziaria imponente che va a sommarsi all’altra condanna, già divenuta definitiva con il verdetto della Cassazione, per la querelle con l’ex dirigenza del Taranto calcio per l’utilizzo dello stadio Erasmo Iacovone. La vicenda giunta alla definizione ieri sera affonda le radici a metà degli anni ‘90 quando At6 lega d’azione meridionale, il movimento fondato e guidato da Cito, aveva conquistato il Comune ed il suo vulcanico leader era accomodato sullo scranno più alto di Palazzo di Città. Tra i progetti al vaglio della giunta arrivò anche quello per la realizzazione del porticciolo turistico a San Vito. Al progetto era interessata una multinazionale, la Dirav International, che a Taranto era rappresentata dall’imprenditore Ildebrando De Franco. Fu proprio quest’ultimo ad innescare l’inchiesta sul balletto di mazzette con un esposto in procura. La vicenda finì all’attenzione dei pubblici ministeri Maurizio Carbone ed Antonio Costantini. L’indagine esplose con l’arresto di un imprenditore, accusato di aver fatto da tramite per il pagamento delle tangenti destinate all’ex sindaco per spianare la strada al progetto, e lo stesso Cito si salvò dal carcere in quanto nel frattempo era stato eletto deputato e quindi il provvedimento cautelare venne congelato in ragione delle garanzie riconosciute ai parlamentari. Cito che si è sempre professato innocente, già all’epoca a gran voce si difese davanti alle telecamere senza risparmiare attacchi al suo grande accusatore. Al termine della lunga attività di indagine gli altri imputati del procedimento definirono la loro posizione con i riti alternativi. Cito, invece, optò per il procedimento ordinario. In primo grado, il tribunale accolse le tesi della sua difesa e l’ex sindaco fu assolto perchè “il fatto non sussiste”. Quel verdetto non convinse affatto il pm Maurizio Carbone, che impugnò la sentenza. In appello arrivò la condanna a quattro anni che ieri è stata confermata. Cito, che è reduce da un grosso intervento, è attualmente ricoverato nella clinica San Camillo.

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