26 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 15:39:01

Cronaca

Caso Marcegaglia, “Ora è il Governo che ci licenzia”. Cento famiglie nel baratro

Assemblea dei lavoratori allo stabilimento e sotto il Comune. Il Sindaco si impegna: chiesta una riunione a Roma


Non ci sono più i fondi. E 91 famiglie sprofondano nel baratro.

E’ in estrema sintesi questa la molla che ha fatto scattare l’assemblea dei dipendenti della Marcegaglia. Stamattina si sono riuniti – insieme ai rappresentanti di Fim Fiom e Uilm – prima davanti alla sede dello stabilimento per poi spostarsi sotto Palazzo di Città ricevendo l’impegno del sindaco. Stefàno seduta stante ha fatto inviare dal capo di gabinetto un fonogramma al Ministero del Lavoro, al Mise e alla Presidenza del Consiglio per chiedere una riunione urgente sulla vertenza targata Marcegaglia.

Il problema nasce dal fatto che il Governo ha tagliato il finanziamento per la cassa integrazione straordinaria in favore dei lavoratori che attendevano invece la proroga di un anno dell’ammortizzatore sociale per cessata attività. Lo scorso 4 novembre ci sarebbe dovuto essere un incontro alle 11 a Roma finalizzato proprio all’accordo per la cassa.

Quella per crisi, siglata circa un anno fa, scade il 17 novembre. A Roma i sindacati attendevano di poter firmare quella che in gergo viene definita la “voltura” della cassa integrazione da quella per crisi a quella per cessazione di attività. Ulteriori dodici mesi che dovevano servire ad accompagnare i lavoratori in attesa della vendita. E, invece, la doccia fredda arriva alla vigilia dell’appuntamento. Il Ministero del Lavoro ha informato i sindacati: i fondi non ci sono.

“A mezzogiorno di giorno 3 ci è arrivato un fax – spiega Piero Berrettini della Fim Cisl. Praticamente ci veniva detto che era inutile andare a Roma il giorno successivo perché non ci sono più i soldi”. E ora che accade? “Dal 17 novembre, con lo stabilimento fermo, scatta il licenziamento di massa, cento lavoratori con le rispettive famiglie finiscono in mezzo ad una strada ed è l’ennesima tegola che si abbatte su Taranto e che il territorio subisce. Praticamente ci sta licenziando il Governo, sapendo che proprio con il Ministero del Lavoro questo percorso lo avevamo concordato un anno fa. Io non posso prima concordare col Governo un percorso e poi lo stesso Governo ci licenzia; abbiamo convinto Marcegaglia a non farlo e adesso ci troviamo in questa situazione. Ecco perché stiamo spingendo per una convocazione al ministero. E stamattina il sindaco si è impegnato inviando in nostra presenza il fonogramma per sollecitare il Governo rivolgendosi anche al prefetto per avere un ulteriore ap poggio”.

Per meglio inquadrare la vertenza bisogna però fare un salto indietro nel tempo. Un anno e mezzo fa Marcegaglia prospettò la chiusura del sito di Taranto; all’annuncio ci furono manifestazioni, proteste e incontri. Quindi la decisione di mettere in vendita lo stabilimento, di individuare cioè soggetti interessati alla reindustrializzazione del sito di Taranto affidando il mandato a società di scouting. Un inciso: ai sindacati a luglio scorso, durante una riunione al Mise sulla vertenza tarantina, furono ribaditi da parte dell’azienda gli impegni finalizzati alla reindustrializzazione del sito e confermata l’esistenza di manifestazioni di interesse da parte di multinazionali. Nel frattempo è scattato l’anno di cassa durante il quale, come tiene a precisare Berrettini, è stato attivato un meccanismo di mobilità incentivata con lavoratori che avevano maturato le condizioni andati in pensione e altri che hanno optato per il trasferimento volontario. Un meccanismo che con l’uscita dal ciclo produttivo, ha fatto ridurre le unità tarantine da 136 a 91.

“Più snellisci e più lo stabilimento diventa appetibile”. Ma la logica adottata non ha portato ai risultati sperati. In mezzo c’è l’annuncio del Governo che ora fa rimaterializzare lo spettro licenziamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche