Cronaca

Pressing sul Governo Renzi per salvare lavoro e pluralismo

Non accenna ad arrestarsi la polemica che ruota attorno alla decione del Governo di tagliare il contributo all’editoria


Non accenna ad arrestarsi la polemica che ruota attorno alla decione del Governo di tagliare il contributo all’editoria. La mannaia si è abbattuta su un comparto che conta circa 4.500 dipendenti diretti. Dopo la chiusura dell’Unità e di Europa, nei giorni scorsi l’annuncio de La Padania che, a partire dall’1 dicembre chiuderà i battenti. 

Da un giorno all’altro, senza nessun annuncio, la Presidenza del Consiglio ha azzerato il fondo, mettendo a rischio la sopravvivenza di almeno un centinaio di testate in cooperativa e no profit, oltre a tremila posti di lavoro più l’indotto.

Fino allo scorso mese di luglio il fondo poteva contare su 55,9 milioni al netto di una serie di spese che comprendono tra l’altro il rimborso a Poste Italiane e le convenzioni Rai. Soldi destinati al pagamento dei contributi relativi al 2013 e per questo già inseriti in bilancio da decine di aziende editoriali. In tre mesi i fondi già stanziati sono spariti e con la legge di stabilità in discussione in questi giorni alla Camera il fondo sembra essere stato azzerato anche per l’anno in corso.

Due mazzate sotto le quali numerose testate, soprattutto locali, rischiano di uscire definitivamente dalle edicole andando ad aggravare ulteriormente una situazione già di per sè pesante.

Solo nel 2013 sono stati già infatti una trentina di giornali locali che si sono visti costretti a portare i libri in Tribunale, mentre 800 giornalisti hanno perso il posto di lavoro. “E qui parliamo della parte nota ed emersa, da moltiplicare se volgiamo lo sguardo all’inferno del precariato, altri nuovi servi della gleba” ha scritto proprio ieri sul Manifesto, l’ex senatore Pd Vincenzo Vita, per il quale “lo stile del Governo Renzi potrebbe apparire meno conversativo e pieno di promesse: in verità la pratica reale è drammatica”.

Tutto è ora nelle mani del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria Luca Lotti, che si è impegnato a reperire i fondi necessari a coprire almeno i contributi per il 2013, mentre continua a restare il buio assoluto per quanto riguarda il 2014.

Nel frattempo l’incertezza regna sovrana, alimentata dal silenzio che circonda la sorte di numerose aziende editoriali. Al punto da spingere la Fnsi a lanciare un appello a Matteo Renzi: “E’ urgente, ha chiesto il sindacato nazionale dei giornalisti- che il Governo valuti con attenzione e sostenga l’iniziativa che il sottosegretario Lotti sta assumendo per reperire le risorse necessarie ed evitare che una coltre di silenzio si abbatta su tutto il territorio nazionale” con la chiusura dei giornali.

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