Cronaca

Sacra corona unita, 26 arresti nel Salento. Coinvolti anche due tarantini

Le indagini hanno portato alla luce la collusione tra alcuni politici ed un clan mafioso


Anche due tarantini sono stati coinvolti nelle indagini che oggi hanno portato ai 26 arresti compiuti dai carabinieri nel Salento ed in altre località del territorio nazionale nei confronti di presunti appartenenti a clan che fanno riferimento alla Sacra Corona Unita.

Sono emerse «collusioni del clan 'Pellegrino con i responsabili dell'Amministrazione comunale di Squinzano (Lecce)», funzionali – secondo gli investigatori – a favorire l'organizzazione mafiosa attraverso diversificate condotte illecite, tra cui l'assegnazione indebita di alloggi popolari.

In un caso, in particolare, un alloggio popolare – secondo quanto accertato – sarebbe stato assegnato, non rispettando la graduatoria, ad Antonio Pellegrino, figlio del boss Francesco. Per questo filone delle indagini risultano indagati l'ex Sindaco del comune salentino (2003-2012), Gianni Marra, alla guida all'epoca di una giunta del centrodestra, e l'attuale presidente del Consiglio comunale di Squinzano, Fernanda Metrangolo (lista civica 'Squinzano viva').

Complessivamente sono 52 le persone che risultano indagate. Il sodalizio sgominato era attivo nei settori delle estorsioni, dell'usura, dello spaccio di stupefacenti e del gioco d'azzardo nonchè dedito – secondo quanto emerso nel corso delle indagini – ad un fiorente traffico internazionale di cocaina, hashish e marijuana.

Le sostanze, importate dalla Francia con corrieri a bordo di automezzi, erano gestite da due distinti gruppi: il clan De Tommasi per Campi Salentina e il clan Pellegrino-Notaro per Squinzano, che provvedevano alla commercializzazione al dettaglio e alla loro distribuzione ad altri gruppi operanti nei territori di Lecce, Brindisi e Taranto. Parte dei narco-proventi venivano poi reinvestiti per finanziare un'abusiva attività di «cambio assegni» ed un ingente giro di usura, con l'erogazione di prestiti a vittime che, anche con violenze e minacce, venivano indotte a corrispondere esosi tassi di interesse.

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