Cronaca

“Stipendi Ilva, garantisce Renzi”

Antonio Talò della Uilm: “Diciamo no ad allarmismi che sono ingiustificati”


“Ogni voce allarmistica è quantomeno inopportuna. L’Ilva è un’azienda commissariata, e per noi il governo è garante di tutto, anche degli stipendi”. Antonio Talò, segretario della Uilm, getta acqua sul fuoco della crisi del Siderurgico. La cui situazione resta difficile, ma – come ormai accade da mesi – le voci sui mancati pagamenti di stipendi, premi di produzione e, a dicembre, anche tredicesime dovrebbero scontrarsi alla fine con una realtà fatta di bonifici puntuali e precisi al centesimo, per gli operai, tarantini e non, targati Ilva. A non pensarla così è l’Usb, Unione Sindacale di Base, che ieri ha già annunciato l’occupazione dell’acciaieria se dovesse saltare l’accredito di dicembre.

Ad ogni buon conto, i rumors sul futuro, prossimo e a lungo termine, della più grande fabbrica d’Europa restano contraddittori. Entro la settimana è attesa l’offerta non vincolante della multinazionale Arcelor Mittal in cordata con il gruppo Marcegaglia per l’acquisizione dell’Ilva. Grazie all’offerta, Gnudi avrà una nuova carta da spendere al tavolo del confronto con le banche per la seconda tranche del prestito ponte, con 125 milioni di euro destinati ad essere immediatamente ‘girati’ sui conti correnti dei dipendenti. Arcelor Mittal con Marcegalia garantirà nell’offerta il mantenimento dei livelli occupazionali, mentre sul piano ambientale verranno individuate “soluzioni” per abbattere i previsti 1.8 miliardi ritenuti sinora assolutamente necessari per ambientalizzare l’Ilva e renderla compatibile con la città.

Di Ilva ha parlato ieri anche Susanna Camus-so: l’ipotesi migliore “è che si contemperi una rapida e rigorosa applicazione dell'Aia con il mantenimento dell'attività produttiva. Quindi ci vuole chi mette i capitali e garantisce la prosecuzione. Più volte abbiamo detto che la fondamentale necessità di salvaguardare il settore siderugico del nostro Paese deve anche portare a scelte di intervento pubblico”. Il segretario generale della Cgil lo ha dichiarato intervenendo ad un convegno a Bari. “Credo che questa discussione non si possa fare in astratto”, ha aggiunto riferendosi all'ipotesi di acquisizione dell'Ilva da parte di stranieri. “Bisogna vedere – ha proseguito Camusso – quali sono i piani industriali, le quantità produttive, qual è la relazione tra piano industriale che riguarda Taranto e le soluzioni che si costruiscono rispetto a Terni e Piombino. Bisogna fare politica industriale e non affrontare ogni singola situazione in una dimensione del minore dei mali, perchè con questa logica abbiamo perso un terzo dell'apparato produttivo del Paese e non penso che possiamo permetterci di perdere altri pezzi”.

Sono continui ad ogi modo i contatti tra il commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi, ed il presidente del Consiglio Matteo Renzi che vedrebbe negativamente un ruolo dominante del colosso straniero Arcelor Mittal nel polo siderurgico più importante d’Italia, anche se ‘temperato’ dalla presenza di Marcegaglia, azienda che gode della fiducia incondizionata del premier (che ha messo Emma, figlia del fondatore Steno Marcegaglia, al vertice dell’Eni). Sullo sfondo c’è quello che potrebbe rivelarsi il più spinoso dei nodi, vale a dire le contestazioni dell’Unione Europea su inquinamento e aiuti di Stato (entro domani bisogna rispondere), mentre si allontana l’effettiva disponibilità dell’1.2 miliardi di euro dissequestrati nei giorni scorsi dal gip di Milano.

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