Cronaca

Sos, serve rete di defibrillatori


TARANTO – Sos, defibrillatori cercasi per salvare vite umane. La morte del calciatore Piermario Morosini ha riaperto la questione. E ieri a Taranto una donna di 55 anni è stata stroncata da un arresto cardiaco mentre faceva la spesa in un ipermercato. “Purtroppo non era defibrillabile – ha dichiarato il direttore del 118, Mario Balzanelli- è stato utilizzato il protocollo di rianimazione con massaggio cardiaco, intubazione e adrenalina. Un’ora di tentativi ma il cuore della donna non ha reagito”. In Italia 60mila morti all’anno per arresto cardiaco. Come in una guerra. In molti casi può essere il defibrillatore a risolvere il problema, ma non in tutti.

“I recenti eventi rendono necessaria da parte del Sistema di Emergenza Territoriale 118 di Taranto l’attivazione di un percorso informativo e formativo corretto, capillarmente dedicato ai cittadini in tema di primo soccorso al paziente in arresto cardiaco improvviso -aggiunge- che è la prima causa di morte in assoluto nel mondo”. Il dottor Balzanelli lancia un appello agli enti pubblici, ma anche ai titolari di imprese, affinchè facciano seguire corsi di primo soccorso ai dipendenti e dotino il luogo di lavoro di defibrillatori. “E’ necessaria una grande rete di defibrillatori- dice- ad esempio Taranto è stata la prima in cui i farmacisti si sono dotati di defibrillatori. Sono almeno venti le farmacie tra il capoluogo e la provincia, ma è bene che la rete si allarghi”. Sarebbe opportuno seguire l’esempio virtuoso di Piacenza dove in dieci anni il “Progetto-Vita”, primo in Europa, ha salvato decine di persone tra i 27 e gli 87 anni, dislocando in punti strategici della città defibrillatori semiautomatici, utilizzabili anche da personale non sanitario, in attesa dell’ambulanza. Le campagne di informazione non bastano mai. Prima di tutto deve diffondersi la “cultura della prevenzione”. L’arresto cardiaco improvviso è una patologia che colpisce in Italia un cittadino ogni 8 minuti. Se si interviene entro 3-4 minuti dall’evento, con uno shock erogato dal defibrillatore, ci sono alte probabilità di restituire alla famiglia e alla comunità un cittadino in perfetto stato di salute. Con una alta diffusione di defibrillatori in una città, ogni anno se ne potrebbe salvarne anche il 50%. E’ arrivato il momento di creare una rete di defibrillatori semiautomatici sul territorio, soprattutto nei centri di aggregazione e in luoghi molto frequentati. Rappresenta un prezioso strumento salvavita, in quanto riconosce automaticamente quando si è in presenza di fibrillazione ventricolare e fornisce al soccorritore tutte le indicazioni necessarie per l’erogazione dell’impulso. E’ fondamentale, che il personale volontario, non sanitario, venga addestrato. Il corso, effettuato dai medici del 118, ha una durata breve: quattro ore. Può essere collocato anche nelle chiese, nei maggiori centri commerciali, nelle strutture sportive , negli istituti scolastici. Anche i mezzi della Polizia, Carabinieri, Finanza, Vigili urbani e Vigili del fuoco possono essere dotati di questo dispositivo che può salvare la vita.

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