Cronaca

Tir fermi per protesta: è paralisi al porto di Taranto

L’ultima nave il 4 dicembre. Fino a venerdì il sit-in di Sna Casartigiani


Tir fermi in segno di protesta: almeno trenta i mezzi che ieri mattina hanno dato vita al porto alla prima giornata di mobilitazione con il presidio organizzato dalla categoria Autotrasporto dello Sna Casartigiani di Taranto nell’ambito della vertenza Tct – Evergreen.

I traffici bloccati vogliono dire la morte delle imprese dell’indotto autotrasporto del porto – circa 500 gli interessati, tra imprenditori e dipendenti: gli autotrasportatori chiedono di essere messi nelle condizioni di sopravvivere, che sia garantito il traffico locale durante i lavori alla banchina. Per questo ieri mattina la categoria ha incontrato l‘Autorità portuale dalla quale sono state avanzate delle ipotesi per cercare di risolvere la questione.

L’idea è utilizzare il molo San Cataldo o la banchina IV, ma ci sono delle problematiche organizzative da superare. Il fermo dei mezzi e la protesta agli ingressi del porto, con presidio principale presso l’ingresso del molo polisettoriale andranno avanti fino a venerdì 28. La categoria sta distribuendo dei volantini con le motivazioni del fermo e con le proprie richieste.

“Ricordiamo che tutto ciò è a causa dello stato precario, economico e di lavoro che gli imprenditori del settore stanno vivendo dopo la decisione di Tct – Evergreen di bloccare i traffici locali, motivando la stessa per gli imminenti lavori di dragaggio e per la ristrutturazione delle banchine. La questione, ampiamente discussa sui vari tavoli istituzionali locali, non è più sopportabile: costringe le aziende del territorio, ormai stanche, senza commesse e senza lavoro e rivendicare il proprio diritto di sopravvivenza”. Quindi le richieste della categoria, che sono: “il coinvolgimento diretto ai tavoli istituzionali ministeriali; la cassa integrazione per tutti i dipendenti del settore; la moratoria dei debiti fiscali e previdenziali delle aziende”. “Il nostro interesse – hanno spiegato i protagonisti della protesta – è ottenere risposte serie, precise e trasparenti, sul futuro del porto di Taranto, al fine di salvaguardare le nostre aziende, le famiglie, i dipendenti”. “La categoria ha apprezzato lo sforzo dell’Autorità Portuale di trovare una soluzione alla vertenza proponendo l’affido temporaneo del molo San Cataldo al fine di garantire il traffico locale di container”: gli autotrasportatori tarantini hanno chiesto la verifica della fattibilità tramite la costituzione urgente di un tavolo tecnico presso l’Autorità Portuale con tutte le rappresentanze interessate alla questione. La scorsa settimana la protesta degli autotrasportatori è approdata in Prefettura “per chiedere al rappresentante del Governo sul territorio di sensibilizzare la Presidenza del Consiglio dei Ministri a prendere provvedimenti urgenti sulla risoluzione della vertenza Porto Tct- Evergreen”.

In quella occasione il segretario generale provinciale dell’associazione di categoria , Stefano Castronuovo, ha dichiarato: “La situazione attuale della categoria è giunta a un punto di non ritorno. Le due più importanti committenze, Ilva e Porto, sono venute meno, e il futuro della categoria è a rischio. Fino ad oggi si è parlato solo dei 570 dipendenti diretti di Tct- Evergreen, trascurando tutto l’indotto composto da autotrasportatori, spedizionieri, agenzie marittime ecc. Un indotto che rappresenta 1000 famiglie e altrettante aziende che dal 4 dicembre, data in cui dovrebbe arrivare l’ultima nave portacontainer, se nulla varierà, saranno costrette al fallimento”. Da Casartigiani hanno spiegato: “Non capiamo quali siano le motivazioni per le quali Tct- Evergreen non voglia continuare a lavorare sul territorio, come sappiamo a gennaio dovrebbero iniziare i lavori al porto, che come previsto dal cronoprogramma e come comunicatoci dall’Autorità portuale non bloccherà contemporaneamente tutto il porto, ma si garantirà l’uso di alcune parti indispensabili per lo scarico dei container, così salvaguardando il trasporto locale. La richiesta chiara d’intervento ha per destinatarie le istituzioni, perchè “la vertenza Evergreen non riguarda solo i dipendenti diretti del porto ma anche tutto l’indotto”.

Da un’analisi fatta dagli uffici dell’associazione, risulta che il 70% delle imprese di autotrasporto iscritte all’albo hanno come committente primario la società Tct. Alle spalle una storia travagliata. “Cambiano gli attori ma la storia è la stessa, dopo il blocco totale delle commesse Ilva e i ritardati pagamenti ormai fermi ad aprile 2014 ora anche la beffa Tct con l’eliminazione di tutte le tratte transoceaniche e la riduzione notevole dei trasporti locali. Nello specifico in queste settimane abbiamo visto notevoli cambiamenti nella struttura organizzativa di Tct: dal 9 ottobre 2014 Evergreen non accetta più booking in import sia in export per Taranto (è riscontrabile anche sul sito istituzionale della stessa azienda); l’unico servizio promesso da Tct era quello “navetta” tramite fender che ogni domenica doveva fare la sponda da Piraeus a Taranto e attualmente è stato annullato. Inoltre ci è stato comunicato che l’ultima nave prevista arriverà il 4 dicembre.

Sono stati ridotti gli orari di accesso al Terminal per il carico e scarico – 8:30 13 – 14:30 – 17:30 . E’ stato ridotto il personale delle gru con conseguente disservizio e riduzione della sicurezza. A tutt’oggi non esistono tratte per Taranto e i traffici sono stati dirottati su Bari e Salerno”. Una situazione che ha portato alla paralisi di circa il 90 % delle imprese di autotrasporto.

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