29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 09:13:06

Cronaca

La crisi dell’Editoria, ora scioperano gli edicolanti

Liberalizzazione del mercato, il Sinagi attacca il governo-Renzi: “Non mantiene gli impegni assunti dal precedente esecutivo”


E’ una crisi dirompente che investe i giornali locali, vera garanzia del pluralismo e fonte di lavoro, e anche un tassello importante della catena dell’informazione: gli edicolanti. Sono proprio questi ultimi, ora, a scendere in campo, proclamando il primo di una serie di scioperi. A darne notizia è il Sinagi, maggior sindacato rappresentativo della categoria, attraverso una nota a firma del segretario generale, Giuseppe Marchica.

“Come già anticipato in data 12 novembre, il Sinagi ha dichiarato lo stato di agitazione della categoria decidendo anche un pacchetto di 8 giornate di chiusura, la prima delle quali è stabilita per lunedì 1° dicembre dalle ore 8 del mattino a fine giornata. Il Governo Letta aveva presentato un disegno di legge collegato alla legge di stabilità del 2013, DDL faticosamente raggiunto dopo mesi di discussioni a tutti i livelli. L’attuale Governo non ha ancora inteso mantenere gli impegni che il precedente aveva assunto, nel riconfermare la validità delle norme contenute nel decreto legislativo 170/2001.  Non ci si lamenti se poi i cittadini e le loro Organizzazioni, vedono la politica, come luoghi lontani dalla realtà, e se ne allontanano come è successo alle recenti elezioni regionali”.

“Quando si parla di liberalizzazione della rete di vendita, senza alcuna regola o limitazioni, mantenendo però l’obbligo della parità di trattamento, si delinea con chiarezza -. rimarca Marchica – la volontà politica di annientare un’intera categoria, di promuovere il fallimento di migliaia di micro aziende e di mandare sul lastrico un numero ancora più elevato di famiglie, oltre a ridurre la funzione dei giornali quotidiani e periodici da strumento di informazione pluralista, e quindi un "bene comune", a mero prodotto commerciale. Va da sè che una eventuale liberalizzazione della rete di vendita metterà immediatamente in discussione l’attuale obbligo di parità di trattamento per tutte le testate quotidiane e periodiche. “Inoltre, si sono già avviate le procedure per trasmettere una segnalazione/denuncia alla Comunità Europea affinché venga accertato se il finanziamento pubblico erogato agli editori di quotidiani e periodici sia in linea con le normative europee, oppure se trattasi, di fatto, di un aiuto di stato, a fondo perduto, al singolo editore.

Anche in questa occasione, siamo costretti a denunciare la totale indisponibilità da parte della Federazione Editori, a rinnovare un accordo Nazionale, scaduto da ormai 5 anni. A nulla è valso avanzare proposte, richiedere ripetutamente incontri, offrire disponibilità per ridisegnare un contratto totalmente diverso e al passo con i tempi, rispetto a quello scaduto da 5 anni,

Da parte editoriale il nulla, silenzio assoluto, intanto quasi dodicimila edicole su quarantamila, hanno chiuso per sempre, e nonostante le denunce continue, nel totale disinteresse di tutti. Questa è la strada che la categoria è costretta a percorrere di fronte alla evidente volontà del Governo e del mondo editoriale di cancellarla completamente.

Invitiamo i giornalisti, le redazioni e i direttori, che hanno ignorato il precedente comunicato stampa, a riflettere prima di ignorare anche il presente comunicato, riflettere non solo sul ruolo della stampa di informare, ma sul senso della democrazia dell’informazione, e di come senza le edicole, anche la loro funzione, verrebbe cancellata del tutto, lasciando l’informazione scritta, nelle mani di pochi potenti.

“Vedere i giornalisti accanto agli edicolanti in questa battaglia”, conclude Marchica, “sarebbe un bel segnale di democrazia”. Intanto è stretta finale sull’assegnazione delle risorse del Fondo per i contributi diretti all’editoria, che negli ultimi anni hanno subito “tagli pesanti” decimando il settore con la perdita di centinaia di migliaia di copie giornaliere e centinaia di posti di lavoro. ll finanziamento pubblico all’editoria è un tema che non può rischiare di passare in secondo piano perchè è il cardine della democrazia: senza pluralismo e senza informazione non si va da nessuna parte. Il sottosegretario all’Editoria, Roberto Lotti, ha assunto impegni precisi, il lavoro di queste ore, nei gruppi parlamentari dei diversi fronti politici, è in pieno svolgimento. Si attendono, ora, segnali chiari e azioni concrete.

“In italia siamo passati dai 6,8 Milioni di copie di quotidiani vendute in media del 1990 ai 3,7 milioni di copie del 2013. Una drammatica diminuzione del 45%. Che ha oltre agli effetti culturali, anche una drammatica ricaduta sociale: solo negli ultimi quattro anni sono stati licenziati circa 1800 giornalisti e 1600 lavoratori. Dell’industria poligrafica, oltre alla chiusura di 7 mila edicole. Solo nel 2013 sono state almeno una trentina le testate locali che hanno portato in tribunale i propri libri contabili”. Lo scrive Gianni Melilla, del gruppo di sinistra ecologia libertà della Camera dei Deputati, in un’interrogazione Parlamentare rivolta al governo.

“Contemporaneamente a questa crisi – prosegue Melilla – “i fondi destinati all’editoria. Nel 2013 sono stati azzerati mettendo a rischio la sopravvivenza di almeno un centinaio di testate gestiste da cooperative e non profit, con oltre 3 mila posti di lavoro a rischi oltre a quelli dell’indotto. E sui fondi per il 2014 niente e’ dato sapere, l’incertezza piu’ completa regna sovrana”. Spiega ancora il deputato: “il governo di fronte a questa vera e propria emergenza di un settore cosi delicato e strategico non intende fare nulla? Quali politiche l’esecutivo intende adottare, di concerto con le parti sociali, per evitare un’aggravamento della crisi del settore editoriale che impoverirà ulteriormente la cultura e il pluralismo del nostro paese?”.

“Il governo vuole una informazione a suo uso e consumo”, tuona il segretario della Lega,  Matteo Salvini. Proprio la Lega è tra le “vittime” dei tagli all’editoria. Dopo l’Unità ed Europa, anche La Padania ha annunciato la chiusura. “Credo e spero che si possa trovare una soluzione per evitare che, nell’indifferenza generale, si infligga un colpo durissimo al pluralismo, al diritto e alla qualità dell’informazione”, afferma il consigliere regionale del Pd, Michele Mazzarano. “Siamo impegnati a sensibilizzare il governo e il sottosegretario all’Editoria, Lotti, e in particolare abbiamo sensibilizzato il capogruppo alla Camera, l’on. Roberto Speranza”. Più di mille posti di lavoro sono stati perduti e altri tremila sono in discussione, la situazione non è più sostenibile.

“Il governo non guarda agli sprechi veri e taglia in maniera pesante settori come quello dell’editoria che sono invece vitali per la democrazia di un Paese. Noi siamo impegnati a sostenere la battaglia degli editori perchè è una battaglia di civiltà”, afferma l’onorevole Gianfranco Chiarelli, di Forza Italia. Il pressing sul governo è forte. Ma sortirà effetti? “Va sostenuta la battaglia dei piccoli editori”, rimarca Massimo Ferrarese, leader pugliese del Nuovo Centro Destra, “perchè vanno garantiti pluralismo e lavoro”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche