21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 07:06:02

Cronaca

Ilva di Taranto in mano pubblica? Le reazioni politiche e sindacali

La parole del Premier sulla possibile nazionalizzazione del Siderurgico ha suscitato considerazioni contrastanti


Le dichiarazioni di Matteo Renzi sul futuro dell'Ilva di Taranto (di cui parliamo in altro articolo sempre datato 1 dicembre) hanno provocato una serie di reazioni nel mondo politico e sindacale.

«Prendo atto con soddisfazione del ripensamento del governo, visto che nel passaggio tra commissario vecchio e commissario nuovo la missione di Gnudi era solo quella della vendita». Lo dice il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli riferendosi alla possibilità, annunciata dal premier Matteo Renzi, che lo Stato intervenga sull'Ilva con un soggetto pubblico per rimettere in sesto l'azienda e poi rilanciarla sul mercato. «Evidentemente – osserva il sindacalista – l'evoluzione della situazione sta inducendo il governo a ripensarci. Ovviamente guardo a queste dichiarazioni con interesse ma con altrettanta prudenza perchè voglio stare a vedere in che forma si sostanza l'intervento pubblico. Al di là delle parole, di merito non c'è ancora nulla. In ogni caso, indubbiamente, si tratta – conclude Stefanelli – di un'evoluzione della situazione su un argomento che noi come Fiom Cgil abbiamo posto già da due anni».

«Se le ipotesi d'acquisto da parte di privati oggi non fossero in grado di assicurare il risanamento ambientale e la competitività produttiva, allora l'ipotesi di un intervento ponte dello Stato per rimettere in sesto azienda e ambiente e poi rilanciarla sul mercato è plausibile». Ad affermarlo in una nota è il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, commentando le dichiarazioni del Premier. Per Galletti, «non si tratta di rifare l'Italsider, come qualche nostalgico dell'acciaio pubblico vorrebbe, ma solo di intervenire per ridare serenità a una popolazione segnata da troppi danni ambientali e di assicurare efficienza e competitività a un'azienda strategica per il paese. Un'operazione a tempo, un tempo breve e molto produttivo -sottolinea il ministro- perché Taranto da una parte e il mercato della siderurgia dall'altro non possono aspettare». Sull'Ilva il presidente Renzi, con un approccio concreto, rileva ancora Galletti, «mette avanti a tutto l'ambiente e il lavoro. Non si può chiudere l'Ilva e perdere Taranto, né pensare di salvare l'azienda senza tener conto delle questioni ambientali e della richiesta di sicurezza e salute che viene dai tarantini. Le due cose vanno tenute assieme».

«L'idea di intervenire sull'Ilva di Taranto con un soggetto pubblico sarebbe condivisibile, come primo passo verso una vera politica industriale, purchè posta all'interno di un piano complessivo mirato a valorizzare la siderurgia». Così il segretario generale dell'Ugl, Paolo Capone, commenta l'idea di Matteo Renzi. «Ci auguriamo – aggiunge Capone – che il premier abbia parlato di una concreta possibilità e non di una mera suggestione, in considerazione soprattutto della grave situazione in cui versa tutto il settore e dei conseguenti problemi che stanno vivendo i lavoratori».

«La siderurgia ha bisogno di investimenti e anche di investimenti esteri. In questo contesto sono contrario alla nazionalizzazione del settore siderurgico. Renzi ha il dovere di responsabilizzare il capitalismo italiano». Ad affermarlo è Marco Bentivogli, il segretario generale della Fim Cisl, commentando le dichiarazioni del premier Matteo Renzi. Più che una nazionalizzazione, quindi, sottolinea Bentivogli, «si potrebbe prevedere un intervento della Cdp in modo temporaneo in sostegno ad un'eventuale cordata di investitori con l'obiettivo di una riqualificazione industriale e ambientale». A gennaio Renzi, sottolinea ancora Bentivogli, «sostituendo Enrico Bondi aveva spiegato che avrebbe cambiato l'aria a Taranto. Mi sembra di capire che la situazione non è cambiata e con questo non voglio addossare nessuna responsabilità al commissario dell'Ilva, Piero Gnudi, ma ci troviamo di fronte a continui tentativi schizofrenici e non lineari». La scorsa settimana, aggiunge il leader della Fim, «si è aperta la possibilità di vendere ai privati e in particolare al più grande gruppo siderurgico mondiale ArcelorMittal e altri gruppi sono interessati. Ora si dice che in tutto questo anno si è scherzato e ora si parla di un intervento pubblico. Serve più linearità». Inoltre, «mi auguro che i soldi sequestrati arrivino presto e che i circa 1,2 miliardi vengano messi a disposizione per la riqualificazione industriale e ambientale di Taranto».

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