29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2020 alle 16:10:37

Cronaca

Ilva di Stato, il sindacato si spacca ancora

Esultano Fiom e Uilm, mentre la Fim dice no alla nazionalizzazione


Dalla Fiom arriva “un parere positivo” alle dichiarazioni del premier.

“L’intervento pubblico per l’Ilva – sottolinea il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Rosario Rappa – non è solo necessario ma indispensabile. Se Renzi si è convinto e ha maturato questa riflessione non possiamo che essere d’accordo”. Dall’inizio della vertenza, rileva ancora, “abbiamo sempre sostenuto che era necessario un intervento pubblico attraverso la Cdp o un altro soggetto pubblico in modo da risanare l’azienda, mettere in sicurezza sia l’ambiente che la capacità produttiva e l’occupazione, e poi eventualmente rimetterla sul mercato”.

Sulla stessa linea anche il leader della Uilm, Rocco Palombella: “ben venga l’intervento diretto dello Stato, come paziente investitore, per tutelare la siderurgia nazionale per il tempo utile a garantire la continuità produttiva dell’azienda, come la piena attuazione delle misure indispensabili a favore di ambiente e salute”. Il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, sottolinea la necessità di procedere su questa strada mettendo in sicurezza “sia l’ambiente sia la capacità produttiva e l’occupazione di uno stabilimento strategico per tutta l’economia nazionale”. Anche perché, sottolinea il segretario generale della Uil, “i nostri dubbi sul potenziale acquirente privato sono sempre stati molto forti perché le condizioni produttive e di mercato in cui esso opera sono tali da non garantire un futuro per l’Ilva”.

Il leader della Fim Cisl, Marco Bentivogli, invece, si dice contrario alla nazionalizzazione. “La siderurgia ha bisogno di investimenti e anche di investimenti esteri. In questo contesto sono contrario alla nazionalizzazione del settore siderurgico. Renzi ha il dovere di responsabilizzare il capitalismo italiano”. Più che una nazionalizzazione, quindi, sottolinea il segretario generale dei metalmeccanici della Cisl, “si potrebbe prevedere un intervento della Cdp in modo temporaneo in sostegno ad un’eventuale cordata di investitori con l’obiettivo di una riqualificazione industriale e ambientale”.

Il neosegretario della Uil, Carmelo Barbagallo, sottolinea la necessità di procedere su questa strada mettendo in sicurezza “sia l’ambiente sia la capacità produttiva e l’occupazione di uno stabilimento strategico per tutta l’economia nazionale”. Anche perché, sottolinea il segretario generale della Uil, “i nostri dubbi sul potenziale acquirente privato sono sempre stati molto forti perché le condizioni produttive e di mercato in cui esso opera sono tali da non garantire un futuro per l’Ilva”.

IL PD CON IL PREMIER
Anche gli esponenti del Pd, Guglielmo Epifani, presidente commissione Attività Produttive, e Ermete Realacci, presidente commissione Ambiente e Territorio della Camera dei Deputati, condividono l’ipotesi avanzata da Renzi. “Siamo d’accordo con la decisione annunciata dal presidente del consiglio Renzi di mettere in campo nella crisi dell’llva anche l’ipotesi di un intervento diretto dello Stato per garantire un settore strategico per la manifattura italiana come la siderurgia”. Questo intervento, rilevano Epifani e Realacci “deve essere finalizzato a garantire, per il tempo necessario, sia la continuità produttiva dell’azienda, che la piena attuazione delle misure indispensabili per tutelare l’ambiente e la salute dei lavoratori e dei cittadini. Se il governo avanzerà concrete proposte il parlamento è pronto ad esaminarle”.

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