22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 22:53:00

Cronaca

Un avvocato svela l’inghippo: multe, così il Comune fa cassa

“La tassa per “fare opposizione” costa quanto l’importo del verbale”


“Tutti, prima o poi, commettiamo una piccola infrazione al codice della strada”. Parte da questa assunto l’intervento dell’avvocato Egidio Maria Pignatelli riguardo alle odiatissime multe. In particolare l’avvocato tarantino prende in considerazione i verbali comminati dagli ausiliari del traffico

“Magari, anche solo un divieto di sosta. Un’auto parcheggiata in doppia fila per qualche minuto. Il muso dell’auto che sporge appena sulle strisce pedonali. O magari, una contravvenzione per “mancata esposizione del permesso di parcheggio”.

Quando, invece, il permesso c’è eccome. Gli ausiliari del traffico, autorizzati ad emettere verbali di contravvenzione per veicoli parcheggiati impropriamente, possono sbagliare. Il permesso di parcheggio, o il biglietto di autorizzazione temporaneo fatto al parchimetro, possono non essere notati, se il controllo avviene frettolosamente. Risultato: ritornati alla nostra auto, nonostante il permesso o il tagliando siano regolarmente esposti, troviamo sotto il tergicristallo l’odiato preavviso di contravvenzione. Poco tempo dopo, a casa, arriva la contravvenzione vera e propria. 40 euro, 45 euro, 50 euro, sempre cifre di questo tipo. Non particolarmente pesanti, ma in tempi di ristrettezze economiche, fa sempre male dover pagare una sanzione, soprattutto se la stessa e’ palesemente infondata. Per cui, forti della nostra convinzione, decidiamo di fare opposizione avverso la sanzione, e ci rechiamo da un avvocato perché provveda allo scopo.

E qui, dopo il danno della contravvenzione, scatta pure la beffa. Fino a qualche anno fa, le opposizioni a sanzioni amministrative presentate dinanzi al Giudice di Pace erano esenti da spese. Per cui, compensi di avvocato a parte, proporre l’opposizione non comportava alcun costo. Poi, con la finanziaria del 2010 (sotto il Governo Berlusconi IV), viene reso obbligatorio il versamento del Contributo Unificato anche per queste pratiche. Negli anni successivi l’importo di tale contributo, che è una tassa che si paga per poter iniziare il processo, varia da  37 fino agli attuali 43 euro. Con la conseguenza che, ammesso e non concesso che il legale di turno accetti di gestire la pratica “pro bono”, magari per fidelizzare il cliente, deve comunque richiedere a questi il pagamento quantomeno del contributo unificato necessario al deposito dell’opposizione”.

E, ovviamente, il cittadino fa una obiezione assolutamente logica e ragionevolissima: “Ma che senso ha dover pagare 43 euro per tentare di evitare di pagarne 50?”.

“Ecco dove c’è l’inghippo – spiega l’avvocato Pignatelli – rendere obbligatorio il contributo unificato sulle opposizioni a sanzioni amministrative significa, per i Comuni, rendere estremamente conveniente, sul piano statistico, emettere quante più contravvenzioni possibile, e di importi relativamente bassi, proprio perché fare l’opposizione è economicamente sconveniente rispetto al pagamento diretto della sanzione. Con l’ultima, recentissima, sentenza depositata il mese scorso (ottobre 2014), l’obiettivo finale è stato centrato in pieno. Nelle motivazioni, il giudice ha espressamente specificato che “E’ credibile che l’Ausiliario del traffico […] abbia ritenuto a torto che il ricorrente, a fronte di un sicuro pagamento del contributo unificato nella misura di 37 euro non avrebbe presentato il ricorso per scrollarsi l’ingiusta sanzione pecuniaria di 41 euro. Ma se così è stato, bisogna concludere che occorre una più vigile scelta delle persone a cui affidare il delicato compito di ausiliario del traffico”. In altre parole: è un meccanismo teso a fare cassa, basato sulla statistica. Se pagare costa meno che proporre opposizione, sono pochissimi quelli che si ribellano. Tutti gli altri pagano, ed il Comune fa cassa. Fino a quando qualcuno non ne fa una questione di principio, appunto”.

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