28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Cronaca

Operazione “Duomo”, raffica di condanne. Tutti i nomi

Il verdetto del Gup per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato


Regge l’accusa di associazione mafiosa, e arrivano condanne pesanti in abbreviato per gli imputati che hanno scelto il rito alternativo nell’ambito del processo “Duomo”.

Nel giugno del 2013 la Guardia di Finanza ha notificato 39 ordinanze di custodia cautelare a presunti affiliati al clan Taurino con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. In trentaquattro finirono in carcere e cinque ai domiciliari.

L’organizzazione si occupava prevalentemente del traffico di droga, ma cercava anche di condizionare il mercato del pesce e di inserirsi in attività economiche come gli eventi culturali e turistici organizzati nella città vecchia, cuore dello spaccio.

Queste le condanne disposte dal Gup Martalò: Agostino Antonante 2 anni e 2 mesi, Vito Attolino 2 anni 8 mesi, Daniele Basile 7 anni 8 mesi, Francesco Basile 5 anni 4 mesi, Gianni Bello 2 anni 10 mesi, Gaetano Blasi 8 mesi, Michele Blasi 10 anni 5 mesi, Umberto Conte 12 anni, Michele D’Andria 2 anni 3 mesi, Cosimo Di Bello 3 anni 6 mesi, Antonio Faraone 12 anni, Giovanni Insito 14 anni, Ivan Mattia 15 anni, Francesco Micoli 5 anni, Francesco Palumbo 7 anni, Ignazio Pastore 5 anni, Cataldo Pizzolante 11 anni, Francesco Pizzolla 16 anni, Cataldo Prester 8 anni, Francesco Schiavone 7 anni, Francesco Sibilla 2 anni 8 mesi, Donatello Taurino 3 anni 6 mesi, Francesco Taurino 7 anni, Michele Taurino 2 anni, Nicola Taurino (nato nel 1984) 9 anni e 4 mesi, Nicola Taurino (nato nel 1970) 16 anni e 8 mesi, Francesco Zappino 2 anni, Vittorio Zappino 2 anni. Assolto Cosimo Cito, difeso dall’avv. Salvatore Maggio. Il collegio difensivo era composto tra gli altri anche dagli avvocati Maurizio Besio, Patrizia Boccuni, Fabio Nicola Cervellera, Gaetano Vitale, Massimiliano Scavo.

Le indagini, coordinate dal pm della Dda di Lecce Alessio Coccioli, riguardò una presunta organizzazione che come detto aveva la sua base operativa nella città vecchia. Tra gli imputati nel rito ordinario c’è anche Ignazio Taurino, elemento di rilievo della criminalità tarantina. Le indagini furono supportate da intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di appostamento, pedinamento e da riprese filmate. E’ stato accertato che la presunta associazione mafiosa, caratterizzata da una elevata caratura organizzativa, ha garantito nel tempo un costante approvvigionamento di sostanze stupefacenti, rifornendo sistematicamente aree di mercato sempre più vaste. L’organizzazione si occupava prevalentemente del traffico di droga, ma cercava anche di condizionare il mercato del pesce e di inserirsi in attività economiche come gli eventi culturali e turistici organizzati nella città vecchia. Le indagini, durate un anno, sono state caratterizzate, come detto, da attività tecniche. In particolare sono state 24mila le ore di telefonate e di immagini registrate attraverso telecamere nascoste e cimici. Il clan Taurino, secondo gli inquirenti, aveva collegamenti anche con altri gruppi malavitosi.

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