25 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Novembre 2020 alle 17:23:31

Cronaca

“Tutti in piazza della Vittoria” per lo sciopero generale

I segretari Massafra (Cgil) e Turi (Uil) hanno illustrato le modalità della mobilitazione in programma venerdì: Presìdi nei luoghi simbolo del lavoro


“In piazza per difendere la dignità del lavoro, contro l’azione di un Governo che continua a insistere sulla politica degli annunci vani, senza misure concrete di contrasto alla crisi e di sostegno all’economia reale”.

Stamattina i due segretari generali della provincia di Taranto Giuseppe Massafra (Cgil) e Giancarlo Turi (Uil) hanno illustrato le iniziative territoriali, il calendario dello sciopero ed hanno posto in evidenza le motivazioni della protesta. Una convergenza quella dei due sindacati confederali che trova declinazione anche nella provincia di Taranto, dove, dalla grande fabbrica al pubblico impiego, passando dai servizi o i trasporti, le due segreterie territoriali sarà sciopero generale.

“Abbiamo previsto diversi presidi nei luoghi simbolo del lavoro, nelle prime ore della giornata: Ilva, Eni, Cementir e Natuzzi – ha spiegato Giancarlo Turi. Alle 11 tutti i lavoratori convergeranno in piazza della Vittoria dove ci saranno gli interventi di sei rsu ed il comizio conclusivo di Paolo Pirani, segretario generale della Uiltec”.

Lo sciopero generale di Cgil e Uil “aprirà un percorso di lotta caratterizzato da una mentalità propositiva al fianco di chi, più di tutti, sta pagando lo scotto della crisi e dell’immobilità del Governo, ovvero lavoratori, nuove generazioni e pensionati. La giornata del 12 – dicono dalla Cgil – dà voce a quella parte di Paese che non si rassegna. Ci aspettavamo un atteggiamento più netto nei confronti delle politiche europee per determinare un cambiamento vero. E invece sia il Job’s Act sia la Legge di Stabilità non guardano al Mezzogiorno. Viene destrutturato il lavoro togliendo diritti. I tre miliardi e mezzo utilizzati per finanziare l’incentivazione all’assunzione, sono stati presi dal Fondo di Coesione: si tratta di un ulteriore esproprio di risorse al Mezzogiorno per spalmarli sull’interesse generale del Paese. Si tolgono 4 miliardi alle Regioni, un taglio di circa 300 milioni di euro che si abbatterà solo sul sistema sanitario che già negli ultimi anni ha scontato un piano di rientro fatto di lacrime e sangue. Non c’è nessuna misura finalizzata a intervenire sui nodi strutturali. Da questa crisi non si esce nemmeno con gli 80 euro dati al lavoratori con i redditi più bassi. Servono misure più radicali: il Paese deve ricominciare ad investire e a creare lavoro altrimenti non si esce dalla crisi. Il 2015 deve essere l’anno in cui si deve ricominciare a spendere sui fondi strutturali. Se il Governo pensa di poter fare a meno del sindacato si sbaglia”.

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