26 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 10:54:25

Cronaca

Olio e catrame all’Ilva, la Procura ora accelera

Dopo il sopralluogo del Noe nell’area vicina all’Acciaieria 1 sono possibili ulteriori sviluppi giudiziari


Olio, catrame ed altre sostanze. Tutte concentrate nel sottosuolo dell’Ilva e portate alla luce da una indagine del Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri di Lecce. Sulla vicenda la Procura ha aperto un’inchiesta, iscrivendo sette persone nel registro degli indagati.

Si tratta di Riccardo Gatti, 52 anni, direttore dei lavori per le opere architettoniche e strutturali del cantiere, Pietro Bongermino, 50, responsabile di cantiere per Ilva, Marco Genero, 48, capo area Manutenzione, oltre a Sergio Trombini, Giandomenico Cuscela, Gianfran-co Orfino, Martino Bello della ditta Semat.

Le sostanze inquinanti sono state rintracciate dal Noe nel sottosuolo di un’area dell’Acciaieria 1 dell’Ilva di Taranto, dove dovrà sorgere il nuovo impianto di aspirazione. La scoperta, secondo quanto riferiscono alcune agenzie di stampa, è avvenuta nel corso dei sopralluoghi preliminari ai lavori previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale.
La segnalazione che ha fatto scattare le verifiche era partita dal coordinamento provinciale dell’Usb (Unione sindacale di base) e risale al 25 novembre del 2013. Il sindacato denunciava forti odori di idrocarburi e la presenza di sostanze oleose nel terreno.

Il sindacato di base si riferiva a una “strana presenza di macchie di natura probabilmente ‘oleosa’ e maleodoranti che spesso emergono dal sottosuolo”. L’Usb inviò un esposto ai ministeri della Salute e dell’Ambiente, alla procura di Taranto, ai carabinieri del Nas e del Noe, alla Guardia di finanza, all’Arpa e all’Asl, sollecitando “carotaggi in profondità, per capire da cosa dipendano i rigonfiamenti, e la classificazione tossicologica delle macchie oleose”.

La risposta arriva dai rilievi del Noe. Ma il fronte giudiziario, in merito all’Ilva, promette (da tempo) nuove sorprese.

Ed un’accelerazione della Procura, al momento, non si può affatto escludere. Ieri, a varcare le soglie della fabbrica, sono stati il procuratore Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino ed i custodi giudiziari nominati dal gip Todisco. Gli stessi custodi che hanno firmato un ‘report’ in cui si spiega in modo dettagliato che l’Ilva inquina ancora. Resta da capire se in virtù dei passati interventi governativi lo faccia a norma di legge o meno, con tutte le possibili conseguenze del caso.

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