12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 06:11:00

Cronaca

Dopo l’incidente, le polemiche: “In fabbrica è una roulette russa: serve più sicurezza”

Ieri solo un miracolo ha evitato la tragedia al porto


“Un puro miracolo ha evitato, ieri sera, che la storia dell’Ilva di Taranto si arricchisse di nuove morti bianche, vittime del lavoro”. Lo afferma la Fim Cisl provinciale in una nota sull’incidente che ha coinvolto una gru dell’azienda al porto. “Una dinamica dell’incidente – spiega – non chiara. Per questo chiediamo agli organi preposti alla sicurezza di individuare, al più presto, le motivazioni che hanno prodotto il cedimento della gru. Dall’azienda ci hanno riferito che l’impianto era fermo per manutenzione, ma operare in condizioni di un così forte rischio non si può”. “Per questo chiediamo a gran voce – conclude la Fim Cisl – che gli organi tecnici insieme ai preposti alla sicurezza verifichino lo stato di efficienza dei mezzi di sollevamento presenti in fabbrica, con le opportune revisioni. Non tolleriamo che il sito produttivo di Taranto continui ad essere equiparato ad una ‘roulette russa’. Le attività di lavoro devono svolgersi nel più ampio rispetto della sicurezza”.

L’Unione sindacale di base-Lavoro privato (coordinamento di Taranto) ha proclamato 24 ore di sciopero in tutto lo stabilimento siderurgico Ilva dove ieri sera una gru si è “letteralmente spezzata in due” e due operai sono finiti in mare, riuscendo miracolosamente a salvarsi. Le vittime sono Orazio Pignatelli e Giuseppe Bufano. L’incidente è avvenuto nel reparto Ima quarto Sporgente. “Solo per un caso non abbiamo assistito ad una strage di vite umane”, scrive il coordinatore della Usb Francesco Rizzo che diffida l’azienda “dal far riprendere le attività lavorative sulle gru di Ima fino a quando non verrà garantita la sicurezza e la salute dei lavoratori, ricordandovi – conclude rivolgendosi ai vertici aziendali – che diverse segnalazioni e comunicazioni in merito sono state ignorate nel recente passato”.

“La gru che cade a pezzi rappresenta la metafora dello stato in cui si trova la città di Taranto, e con essa l’intera provincia” dice Renato Perrini, vice coordinatore provinciale di Forza Italia.

“Un sistema allo sbando in cui non si riesce a gestire neppure la normale amministrazione. Figuriamoci quale futuro può attenderci! Solo la buona sorte questa volta ha fatto sì che non vi siano state ulteriori vittime umane. Ma non si può continuare così! La convivenza tra grande industria e città, tra lavoro e salute, è possibile, ma solo se si cambia davvero verso; non bastano decreti, annunci e slides; occorrono i fatti. Fatti che continuiamo ad attendere; se il premier  Renzi, come abbiamo appreso dalla stampa, intende tornare a Taranto nei prossimi giorni, porti soluzioni concrete. Non si può più attendere i tempi e i riti di una trattativa commerciale con possibili investitori. Il tempo delle valutazioni è ormai scaduto; occorre agire e subito, reperendo tutte le risorse necessarie per garantire continuità occupazionale, sicurezza e ambientalizzazione”.

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