22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca

I giornali locali ricevuti al Quirinale. “Il pluralismo va tutelato”

In un documento consegnato al Consigliere di Stato Montedoro riassunti i nodi della vertenza che mette a rischio anche il lavoro di migliaia di persone


ROMA – Pluralisno dell’informazione e salvaguardia del lavoro, pur in un’ottica di risparmio e di contenimento della spesa. Sono le due direttrici entro cui si muovono i rappresentanti dell’editoria e sono i capisaldi dell’incontro che, ieri, si è tenuto al Quirinale, dove il  dottor Giancarlo Montedoro, Consigliere di Stato (Affari Giuridici e Relazioni Costituzionali) ha ricevuto il presidente nazionale della File, Caterina Bagnardi,  Astolfo Di Amato, consulente, Francesco Zanotti, presidente Fisc e Roberto Calari, presidente Mediacoop.

Nell'incontro, dunque, si è discusso dell'importanza di sostenere il pluralismo, di lavorare su una riforma che possa garantire stabilità sempre in un'ottica di risparmio e contenimento della spesa, considerando che il fabbisogno complessivo delle aziende editrici è di circa 100milioni. Da auditore il Consigliere Montedoro, al quale è stato consegnato un documento, riporterà le istanze al Presidente Napolitano, che non potrà che confermare quanto già affermato in questi anni a proposito del ruolo dell’informazione. E veniamo al documento consegnato al Quirinale.

“Il mercato dell’editoria – è questa la premessa – sta vivendo un momento di grande difficoltà sia a causa della crisi economica che ha investito l’economia dell’intero Paese che dell’incapacità dell’offerta informativa di adeguarsi alle nuove esigenza della domanda. Ma la crisi dell’informazione mette a repentaglio non solo il pluralismo, tutelato dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, ma anche un sistema sociale che trova nei giornali, in particolar modo locali, un punto insostituibile di aggregazione e dibattito sociale. L’esigenza di garantire la stabilità dei Governi ha indotto il legislatore a favorire sistemi elettorali che, attraverso i premi di maggioranza e l’aggregazione dei partiti sulla scorta del modello bipolare, garantiscano la governabilità del Paese. Ma questa circostanza determina proprio sotto il profilo costituzionale, la necessità di tutelare con ancora più forza ed evidenza le minoranze e le diverse anime del Paese, ossia il pluralismo.

In Italia, negli ultimi cinque anni, hanno chiuso decine di quotidiani locali e centinaia di periodici. Come è accaduto in buona parte dei Paesi del mondo occidentale, con la differenza che mentre nelle altre nazioni questa circostanza si è accompagnata ad un dibattito nella società civile di altissimo profilo, cercando soluzioni possibili, in Italia la chiusura di testate, anche storiche, ha avuto l’unica chiosa di comunicati sindacali, come se il problema del pluralismo potesse essere ridotto ad un puro dato occupazionale, o peggio, ad un numero. Nonostante i giornali, ed in particolare quelli autonomi, siano ancora una rappresentazione reale del capitale sociale del Paese e della capacità dello stesso, anche a livello locale, di trovare intorno ad una risorsa intangibile il filo conduttore per alimentare dibattito e progettualità”.

“I giornali – viene quindi evidenziato – sono anche luoghi, fisici, di autonomia e libertà; fisici e simbolici, che garantiscono la possibilità di riunirsi, incontrarsi, discutere, avere relazioni; i luoghi dove i fatti si trasformano nell’occasione per generare opinioni; che più sono, meglio è. A livello internazionale, la discussione, alta nei toni, parte dal presupposto che i giornali abbiano una funzione pubblica insostituibile e cercano di giungere a soluzioni compatibili con la tutela del pluralismo, in primis, e, subordinatamente, del mercato. Habermas, riprendendo le riflessioni di Kant in tema di libertà individuali, definisce l’informazione bene pubblico essenziale.

In Italia questo dibattito non c’è stato; gli unici spunti reali sono stati un sistematico attacco demagogico ai giornali ed al loro sistema di sostegno e l’esigenza, legittima, dello Stato di ridurre la spesa pubblica. Ma una riflessione generale sul sistema italiano e sulle sue peculiarità avrebbe consentito allo stesso legislatore di progettare un futuro, mentre negli ultimi dieci anni praticamente tutta l’attività legislativa in tema di tutela del pluralismo, ossia di garanzia delle diversità, è stata effettuata attraverso la decretazione d’urgenza, su cui spesso, i vari esecutivi hanno posto la questione di fiducia.

In un periodo di profonda trasformazione delle abitudini di consumo della informazione da parte dei cittadini, mentre nel resto del mondo occidentale il dibattito sull’esigenza di tutelare il pluralismo ha portato a soluzioni anche con criteri di discontinuità rispetto alle tradizioni liberali dei Paesi (in particolare quelli anglosassoni), in Italia il sistema di sostegno pubblico è stato smantellato. Infatti, lo stanziamento è passato da circa 700 mni di euro del 2006 a circa 50 mni di euro nel 2011 e, circostanza ancor più grave è stato eliso il diritto soggettivo delle imprese al contributo. Il sistema dell’informazione in Italia, ed in particolare quella dei quotidiani, da anni si contraddistingueva per due matrici che, comunque, in parte assorbivano i problemi dell’oligopolio televisivo.

Da un lato i grandi giornali di proprietà dei grandi gruppi industriali e finanziari del Paese, la cui informazione, chiaramente, potrebbe essere viziata da altri interessi; e dall’altro un nutrito numero di iniziative autonome di quotidiani, in particolare locali, quasi sempre non profit, fragili sotto il profilo finanziario ed economico, ma, comunque, grandissima palestra per i giovani e fortemente orientati al confronto diretto con i cittadini. I primi hanno affrontato la crisi ricorrendo con grande intensità agli ammortizzatori sociali e, quindi, con misure di natura occupazionale; i secondi hanno chiuso. E lo Stato ha dovuto destinare delle risorse superiori a quelle teoricamente risparmiate al finanziamento degli ammortizzatori sociali. In altre parole sta spendendo per avere meno informazione”.

“Confidiamo, quindi, che il Presidente – conclude il documento – possa porre, come ha già fatto nel passato e come ha fatto anche il Presidente Ciampi, il tema del pluralismo nell’informazione e di una legislazione che tuteli attivamente le minoranze culturali, politiche, religiose e sociali del Paese, come una delle priorità per il rilancio anche morale dell’Italia, senza che un solo euro venga speso male, e che nessuna opinione legittima venga sacrificata ad un pregiudizio".

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