21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 06:50:00

Cronaca

Senza lavoro. Festa amara per i tarantini


TARANTO – I dati sono a dir poco sconfortanti. Sarà una festa amara domani, primo maggio, per i tanti, troppi, tarantini che non hanno un posto di lavoro. La pesante congiuntura economica continua a tener banco soprattutto in riva ai Due Mari. Le cifre parlano chiaro e danno modo di rapportare la realtà tarantina con quella italiana. Qualche settimana fa, infatti, l’Istat ha pubblicato un report su occupati e disoccupati riferito all’anno 2011. I grafici, che riguardano i tassi di disoccupazione nelle province pugliesi, rapportati alle altre regioni italiane, sono agghiaccianti. In Italia il tasso di disoccupazione si attesta all’8,4%.

Un dato che schizza, nell’istogramma dedicato a Taranto, fino a toccare l’11,1%. Desolante anche la divisione per genere del tasso di disoccupazione. Le donne tarantine senza un lavoro, infatti, sono pari al 16,5%. Un report che rappresenta la spia del disagio avvertito da migliaia di ragazzi, perlopiù laureati, che non riescono ad entrare nel circuito lavorativo. Ma a piangere non sono soltanto le giovani leve. Le vertenze che continuano a tenere con il fiato sospeso i lavoratori tarantini sono ormai innumerevoli. Difficile rintracciare una sola fabbrica o azienda della provincia tarantina che non abbia fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. E tra cassintegrazione in deroga o a rotazione, c’è chi potrebbe ben presto dire addio al proprio posto di lavoro. E’ il caso dei lavoratori della Miroglio per i quali è stata attivata la procedura di mobilità, anticamera di un licenziamento che potrebbe mettere ko 223 famiglie. La mobilitazione di quei dipendenti riprenderà mercoledì con una assemblea in azienda. Il 1o Maggio sarà ormai alle spalle. L’amarezza no, quella continuerà a segnare i ritmi cadenzati di una vita senza lavoro. Ma la crisi abbraccia anche il mondo dei “padroni”. Negli ultimi due mesi, infatti, si sono registrati sei suicidi di imprenditori pugliesi alle prese con debiti che mettevano a grosso rischio la loro attività e quindi lo stipendio dei dipendenti.

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