28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Cronaca

Aiuti di Stato all’Ilva? Renzi pronto alla battaglia con Bruxelles

Mercoledì è previsto il Decreto del Governo


“Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. Io sono più fedele agli impegni con quei bambini che a qualche regolamento astruso dell’Ue. Faremo il risanamento ambientale”.

Così Matteo Renzi, parlando del decreto su Taranto e il rischio che confligga con le regole Ue. “Con il decreto di domani  sull’Ilva a Taranto faremo il risanamento ambientale: alcuni  tecnici mi hanno detto che rischiamo l’accusa dell’Europa per  aiuti di Stato. Ma se mettiamo a posto la riqualificazione ambientale per salvare i bambini mi parlate di aiuti di  Stato? Io sono più fedele ai bambini di Taranto che a  qualche astruso regolamento europeo”.

In realtà, il decreto dovrebbe prevedere standard ambientali peggiorativi rispetto a quelli previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale. Il 24 dicembre con il nuovo decreto salva Ilva, dopo quasi vent'anni di gestione privata, l’acciaio di Taranto torna ancora lo Stato (nel 1995 i Riva, in cordata con altri imprenditori fra cui gli indiani di Essar e la famiglia Amenduni, avevano rilevato il colosso siderurgico dall’Iri).

Per favorire l’intervento pubblico il decreto in arrivo prevedrebbe l’estensione della legge Prodi-Marzano sulla ristrutturazione industriale delle grandi imprese in stato di insolvenza, anche ad aziende come l’Ilva considerate "di interesse strategico nazionale" ma non dichiarate insolventi (nonostante un pesante indebitamento – si parla di 1,7 miliardi ma probabilmente la cifra rischia di superare i tre – nessun tribunale ne ha dichiarato lo stato di default).

Con questo schema normativo lo Stato entrerebbe attraverso una società pubblica (Fondo Strategico o più probabilmente Fintecna) in una newco che verrebbe finanziata da Cassa Depositi e Prestiti. Alla newco sarebbero poi dati in affitto gli stabilimenti di Taranto mentre la proprietà degli stessi stabilimenti resterebbe in capo alla vecchia Ilva, e quindi ai vecchi proprietari, diventata bad company. Questa avrebbe in carico il contenzioso ambientale con le relativo richieste di risarcimento danni. L’ipotesi dell’affitto fatta dall’attuale commissario straordinario Piero Gnudi durante l’audizione alla Camera permetterebbe un flusso di denaro fra new e bad company per il pagamento dei debiti. Quanto alla figura del commissario straordinario (organo che la Marzano prevede anche nella forma di collegio composto da tre commissari) resta ancora incerto il possibile nome. Mercoledì scorso in parlamento il commissario Piero Gnudi ha detto di aver esaurito il suo compito, ma potrebbe essere ancora lui l’unico manager disposto a traghettare l’Ilva fuori dal guado. Il provvedimento del governo atteso per domani dovrebbe contenere anche una formula capace di favorire un alleggerimento dell’Aia portandola a livello degli standard europei, meno restrittivi e costosi di quelli imposti dal piano ambientale per il sito di Taranto.

Secondo questo piano, predisposto dal primo commissario straordinario Enrico Bondi, l'adempimento delle prescrizioni Aia comporterebbe un esborso di 1,8 miliardi mentre con un’Aia che si limiti agli standard richiesti dall’Europa per il 2016 il costo si fermerebbe a 1,2 miliardi. Contestualmente, con l’arrivo dell’amministrazione controllata, l’Autorità per L’Energia e il Gas di concerto con Eni e Snam Gas, prorogherà, probabilmente di altri tre mesi il regime di default delle forniture di gas evitando lo spegnimento degli altiforni e di conseguenza permettendo la prosecuzione della produzione di acciaio.

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