17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 22:58:00

Cronaca

Bloccare le trivelle. Un fronte comune

Appello alle Regioni: “Devono ricorrere alla Corte Costituzionale”


“Il Governo peggiora ancora lo “sblocca-trivelle”. Ora più che mai le Regioni ricorrano alla corte costituzionale”.

Un documento unitario per dire “no” alle trivellazioni in mare. A firmalo una rete di associazioni: Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili; Coordinamento No Triv – Terra di Bari; No Triv Taranto; Rete No Triv Gargano; Comitato per la Tutela del Mare del Gargano; Comitato Tutela Porto Miggiano; Arci – Biblioteca di Sarajevo di Maglie; Artistà: Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi; Assoartisti Taranto; Brindisi Bene Comune; Comitato Bonifica Molfetta; Comitato No al Carbone Brindisi; Contramianto e altri rischi onlus; Forum di Agenda 21 del Comune di Molfetta; Garganistan; Italia Nostra – Sezione Sud Salento; Lilt Lecce; Movimento “in Comune” di Fasano; Salviamo il Paesaggio – Terra di Bari; Comitato Med No Triv; 1.000 x Taranto.

Nei giorni scorsi erano stati i Verdi della provincia di Taranto a lanciare un appello ai Comuni affinché presentino le osservazioni contro il progetto per le trivellazioni nel Golfo di Taranto. “Continua, incessante e senza sosta, l’attività del Governo per aprire la strada alle trivellazioni petrolifere. Aveva già destato allarme la conversione in legge dello Stato (legge 11 novembre 2014, n.164) del decreto “Sblocca Italia”, in grado di scatenare la reazione dei territori contro la mancanza di coinvolgimento in ogni scelta di tipo energetico rappresentata dal disposto degli artt. 36, 37 e 38. La Legge di Stabilità, approvata il 22 dicembre scorso, ha ulteriormente peggiorato la situazione, modificando ulteriormente l’art. 38 e rendendo chiare (se ancora ve ne fosse bisogno) le intenzioni del governo sul tema. Così, diventano “strategiche” (e quindi seguono procedure autorizzative facilitate ed accelerate) “tutte le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento di idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori esistenti, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazioni”.

E come se non bastasse, l’art.38 viene modificato proprio nella sua parte più discussa (la legittimità costituzionale del superamento dell’intesa vincolante con le Regioni), creando per di più una doppia regolamentazione: per quanto riguarda le trivellazioni off-shore tutto rimane come stabilito nello “Sblocca Italia” per le trivellazioni su terraferma, la definizione delle zone all’interno delle quali vengono individuate le aree “strategiche” avviene a opera dei Ministeri competenti, previa intesa non più con le Regioni direttamente interessate dai singoli interventi, ma con la loro Conferenza Unificata creando, in tal modo, una complicata situazione che, di fatto, continua a togliere poteri decisionali alle Regioni stesse. Nella sostanza, il quadro resta molto grave e tale situazione, oltre a rappresentare un deliberato attacco alle autonomie regionali, continua a presentare evidenti problemi di legittimità costituzionale. Legittimità costituzionale che va salvaguardata, e non barattata in cambio di piccoli miglioramenti che salvaguardino alcune situazioni specifiche. Sempre più è importante la presentazione, senza ulteriori indugi, del ricorso alla Corte Costituzionale avverso agli articoli 36, 37 e 38 citati, che la Puglia (e altre regioni) hanno chiesto alle rispettive Giunte in questi mesi. Il termine ultimo per la presentazione del ricorso è il 10 gennaio 2015”.

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