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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

foto di L'ex Ilva
L'ex Ilva

Respinto l’emendamento che voleva fermare il trasferimento di 150 milioni di euro dalle bonifiche dell’area di Taranto all’attività produttiva dello stabilimento Acciaierie d’Italia. E attorno a quanto accaduto in Commissione al Senato divampa la polemica. L’emendamento – messo ai voti nonostante il parere contrario del governo – non è passato: 14 i voti favorevoli, quelli di M5s, Pd e Leu; 14 quelli contrari, di Forza Italia e Lega (tutte forze che sostengono l’esecutivo di Mario Draghi), con Fratelli d’Italia che ha scelto la via dell’astensione.

Ad essere bocciata, quindi, è la richiesta di bloccare quanto già proposto dal Governo, e cioè che questi 150 milioni dalle bonifiche vengano dirottati a progetti di «decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, proposti anche dal gestore dello stabilimento stesso ed attuati dall’organo commissariale di Ilva, che può avvalersi di organismi in house dello Stato».

«ENNESIMO SCHIAFFO A TARANTO»
Primo firmatario dell’emendamento, il senatore e vicepresidente nazionale del M5s, Mario Turco. «Si tratta dell’ennesimo schiaffo alla città di Taranto. Questa acciaieria può avere un futuro produttivo soltanto se si chiudono le fonti inquinanti e viene resa eco-sostenibile e se si introduce un sistema di valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario, come la Viias (valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario). Purtroppo, constatiamo che il ministro Giorgetti, che aveva dato parere negativo all’emendamento abrogativo della proposta governativa, così come le altre forze di centrodestra, vogliono insistere con gli errori macroscopici fatti nell’ultimo decennio, senza dare alcuna prospettiva di soluzione» dice Turco. «La prospettiva della transizione ecologica con questa maggioranza sta diventando un’impresa improba, tra voglia di inceneritori, ammiccamenti al nucleare e al carbone e passaggi vergognosi come questo sull’ex Ilva.

La verità è che per molte forze politiche la transizione ecologica è un aspetto dell’agenda politica totalmente rinunciabile, una forzatura» continua l’esponente pentastellato. «Votando in commissione contro l’emendamento del senatore Mario Turco, che voleva evitare il trasferimento di fondi dalle bonifiche all’attività produttiva dell’ex Ilva, Forza Italia e Lega hanno mostrato il loro vero volto, quello che a livello locale tentano di tenere nascosto. Sono in ottima compagnia di Fratelli d’Italia, peraltro, che astenendosi non ha fatto altro che sostenere la decisione scellerata di un centrodestra sempre più lontano dai bisogni di Taranto» si legge in una nota della coalizione “Ecosistema Taranto 2022” che sostiene la candidatura a sindaco di Rinaldo Melucci e ‘punge’ il centrodestra: «Sarebbe interessante conoscere la posizione del candidato sindaco di quell’area, Walter Musillo, che due mesi fa era a manifestare ai piedi della Prefettura, con i suoi nuovi amici di centrodestra, contro il tentativo di scippo dei 575 milioni di euro e che oggi tace sulle evidenti responsabilità dei partiti con i quali ha deciso di stringere un patto che, fino a oggi, ha solo prodotto danni per la città».

LA VERSIONE DEI RENZIANI
I renziani di Italia Viva, in prima linea nel sostegno a Draghi, danno una loro versione di quanto accaduto tramite il senatore Mauro Marino, capogruppo Iv in commissione Finanze a Palazzo Madama, anche lui astenuto. «La verità sul blitz dell’emendamento Ilva del M5s al Dl Tagliaprezzi è che i grillini hanno provato a mandare sotto il Governo. Su quell’emendamento c’era il parere contrario del Governo, l’accordo era di non ripresentarlo, ma la smania elettorale è troppa e punta a far fibrillare un governo autorevole come quello di Draghi pur di risalire nei sondaggi. Come sempre, dietro i titoli, che siano sui termovalorizzatori di Roma o sull’Ilva di Taranto c’è davvero poca autenticità da parte del M5s che vanno avanti di bandiera in bandiera, inseguiti talora dal Pd su un terreno sdrucciolevole, senza prestare la minima attenzione al raggiungimento degli obiettivi reali». Dal versante dell’opposizione invece, il deputato tarantino Giovanni Vianello (Alternativa) chiede ai parlamentari Pd e M5s, «se sono realmente contrari allo scippo dei soldi delle bonifiche voluto dal loro stesso governo», di «votare contro il decreto e non convertirlo in legge altrimenti il loro sarà solo un teatrino da campagna elettorale. E’ davvero scandaloso che alcune forze come M5s e Pd che al governo hanno approvato questo testo, poi in Parlamento facciano il teatrino di prenderne le distanze».

LA LEGA: I SOLDI CI SONO
«I soldi delle bonifiche ci sono – è quanto dichiara Roberto Marti, segretario regionale della Lega Puglia – ma i commissari non stanno portando avanti il progetto e tutto va a rilento. La norma approvata nel decreto è stata ampiamente discussa con la Presidenza del Consiglio e tutti i partiti di maggioranza presenti nella cabina di regia. Obiettivo del Governo e del ministro Giorgetti è dare un’accelerata al processo di decarbonizzazione, accelerata che si rende necessaria nell’interesse della città di Taranto, e finalizzata ad una produttività efficiente di un settore chiave della nostra economia, soprattutto in questo periodo storico con l’aumento dei prezzi e la mancanza di materie prime». Andrea de Bertoldi, senatore di Fratelli d’Italia, sottolinea che l’astensione di FdI è stata scelta anche per «dimostrare plasticamente le spaccature che ci sono nella maggioranza su temi fondamentali. In più abbiamo ritenuto che servisse più chiarezza su un progetto che destina maggiori risorse all’investimento produttivo e quindi, senza dividerci col resto del centrodestra, ci siamo astenuti». Ad intervenire anche Matteo Salvini: «Sull’ex Ilva Pd e M5s scorretti, mi aspetto un intervento di Draghi».

I SINDACATI RESTANO SULLE BARRICATE
Per il coordinatore provinciale Usb Taranto, Franco Rizzo, «quello che è accaduto in Parlamento è semplicemente vergognoso, soprattutto perché si consuma sulle spalle di una comunità, e di lavoratori, che continuano a vedere ignorati, anzi calpestati, i loro diritti. Quelle risorse avrebbero permesso di incrementare il numero di lavoratori da impiegare per le operazioni atte a bonificare il territorio esterno alla fabbrica, e avrebbero rappresentato quindi, insieme al progetto dei Lpu per il quale si sta lavorando in Regione, una boccata d’ossigeno per gli ex Ilva in Amministrazione Straordinaria che sono in cassa integrazione ormai da anni». Proprio il fronte sindacale prepara nuove iniziative, dopo il successo dello sciopero del 6 maggio. «La giornata di mobilitazione dei lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in As e appalto ha mostrato, per chi ancora non se ne fosse accorto, una situazione che è divenuta insostenibile per una vertenza che dura ormai da troppi anni e non riesce a trovare una risoluzione definitiva alle tante problematiche che attanagliano la fabbrica e la città» dice Francesco Brigati, della segreteria provinciale Fiom Cgil.

«Lo sciopero del 6 maggio è riuscito ed ha avuto una straordinaria partecipazione dei lavoratori stanchi di subire continui ricatti, di perdere il salario con il costante utilizzo della cassa integrazione straordinaria e di rinviare il tema della transizione ecologica a periodi non ben definiti e senza investimenti certi che garantiscano un serio processo di risanamento ambientale». Per Brigati, «il governo dovrebbe chiedersi cosa stia accadendo a Taranto nella gestione di quella fabbrica, di un bilancio sconosciuto a molti, di una produzione che non riesce a decollare per l’assenza di interventi manutentivi e di investimenti necessari a garantire una produzione a 6 milioni di tonnellate annue».

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