03 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 03 Dicembre 2020 alle 06:55:48

Cronaca

Indotto Ilva, tornano i blocchi stradali. Le foto

Si alza il livello della protesta: dopo l’occupazione simbolica del Comune scatta il presidio sulla 106 e la Statale 7. Come nell’estate del sequestro


La protesta non si ferma. Ed, anzi, si alza di livello. Facendo ripetere quanto già visto nell’estate del 2012, quella del sequestro degli impianti Ilva. Continua l’occupazione simbolica dell’aula consiliare del Municipio ed è ripreso questa mattina il presidio dei lavoratori dell’indotto Ilva e dei sindacati in piazza Castello, davanti a Palazzo di città. L'obiettivo è quello di mantenere alta l’attenzione sulla vertenza delle imprese dell’appalto, che rischiano di vedere azzerati i propri crediti con il Siderurgico dopo il ricorso all’amministrazione straordinaria.

Ieri sono giunte risposte dai tre nuovi commissari e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, che vengono giudicate ancora insufficienti. Intanto, le organizzazioni sindacali lanciano l’allarme sostenendo che l'Ilva rischia la paralisi perchè le materie prime scarseggiano, gli autotrasportatori hanno sospeso il servizio e alcuni impianti come Tubificio 2, Rivestimenti, Treno Nastro 1 e Zincature 1 e 2 sono fermi.

Soprattutto, alcune centinaia di operai dell’appalto Ilva che da giorni manifestano per chiedere garanzie sui crediti vantati nei confronti dell’azienda e sul loro futuro occupazionale hanno bloccato la statale 106 Jonica, all’altezza della raffineria e impedendo l’ingresso delle auto in città, la strada statale 7 e la strada per Statte. Quest’ultima poi è stata liberata.

Il corteo dei lavoratori è partito dal Municipio, ha attraversato la città vecchia e si è spostato sulla statale 106 che conduce a Reggio Calabria per bloccare la strada. Sul posto le forze dell’ordine e i vigili urbani che stanno deviando il traffico. L’intenzione dei manifestanti, secondo fonti sindacali, è quella di bloccare anche l’ingresso delle autobotti nella raffineria Eni.

“La mobilitazione dei lavoratori dell’Appalto e dell’Indotto Ilva andrà avanti fin quando dal governo non arriveranno certezze, sul saldo dei debiti accumulati dall’Ilva verso le aziende del territorio – condizione che sta pesando fortemente sui lavoratori – e sul futuro occupazionale degli stessi” ha dichiarato Mimmo Panarelli (Fim Cisl). “Ci auguriamo che anche le istituzioni territoriali facciano pressioni verso il governo, affinché, nel più breve tempo possibile, si trovi una soluzione adeguata per fronteggiare la drammatica situazione che questi lavoratori, insieme alle rispettive famiglie, vivono da diversi mesi. Le preoccupazioni dei dipendenti e delle aziende dell’Appalto e dell’Indotto sono forti e le comprendiamo a pieno. Per questo la Fim-Cisl, anche in questa circostanza, è al loro fianco. Il timore che i debiti milionari dell’Ilva nei confronti di queste aziende non vengano azzerati è forte. Così come alta è la preoccupazione per i  3 mila posti di lavoro a rischio. Noi saremo in presidio permanente, fino a quando, da parte del governo, non riceveremo un documento scritto, che possa portare ad una definitiva risoluzione della contorta problematica. Chiediamo rispetto per il nostro territorio, basta con gli annunci servono i fatti”.

Il sindaco Stefàno ha scritto una nuova lettera al premier Renzi per ribadire la gravità della situazione.

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