Cronaca

Ilva in crisi. In tremila verso la cassa integrazione

Martedì sera incontro tra azienda e sindacati: prime indiscrezioni


Viaggerà attorno alle 3.000 unità la richiesta di cassa integrazione che l’Ilva in amministrazione straordinaria presenterà ai sindacati ed governo. Numeri pesanti, quindi. Che confermano il momento non facile vissuto dal gigante siderurgico. Questo mentre oggi non ci sono i blocchi stradali degli operai dell’indotto, che però restano sotto il Comune e preparano, da lunedì, nuove forme di protesta, aspettando gli emendamenti al decreto Renzi che dovrebbero salvaguardare i crediti delle imprese appaltatrici e, di conseguenza, i dipendenti delle stesse. Anche in questo caso sono 3.000  i lavoratori messi in cassa integrazione, e sempre lunedì mattina saranno gli imprenditori a tornare a manifestare, davanti alla Prefettura.

Per il giorno dopo, martedì, alle 19, il ministero dello Sviluppo economico ha convocato i sindacati metalmeccanici per l'apertura della procedura di cassa integrazione stavolta per i dipendenti ‘diretti’ dell’Ilva. Fonti sindacali parlano di "numeri importanti" per quanto attiene il ricorso al nuovo ammortizzatore sociale dopo che è terminata la copertura dei contratti di solidarietà. Furono sottoscritti per la prima volta due anni fa e poi rinnovati l'anno scorso. Il contratto di solidarietà (ancora vigente all'Ilva di Taranto) è stato sottoscritto per circa 3.400 unità ma di fatto i lavoratori realmente in solidarietà sono stati sempre molto meno, anche nel primo anno di attuazione dell'ammortizzatore sociale. Attualmente, dicono i sindacati, all'Ilva di Taranto i lavoratori in solidarietà sono circa 1.800. 

Negli ultimi giorni, a fronte della fermata del Treno nastri 1, del Tubificio 2, dei Rivestimenti e delle Zincature 1 e 2, sono andati in contratto di solidarietà i lavoratori di questi impianti che non avevano ferie pregresse da smaltire. La fermata degli impianti si è resa necessaria per crisi di commesse e mancanza di materie prime per la produzione, come nel caso delle Zincature, che servono a rivestire di zinco i rotoli di acciaio per evitare fenomeni di corrosione. “Ancora una volta, ci troviamo di fronte agli effetti negativi che l’assenza di garanzie economiche collegate ai decreti Ilva produce a discapito dei redditi dei lavoratori e di tutta l’economia locale. Le proteste da parte delle aziende e dei lavoratori dell’indotto sono giuste e a queste il Governo deve dare risposte immediate, iniziando col modificare il Decreto Ilva che lunedì approderà nell’Aula del Senato. Il Governo deve evitare l’applicazione della Legge Marzano che taglierebbe le gambe a quasi tutto l’indotto locale, e deve assicurare con garanzie economiche precise sia i pagamenti per i fornitori che l’applicazione di tutti gli interventi di risanamento della fabbrica. Il fondo per i contratti di solidarietà deve essere mantenuto e rimpinguato” dice la deputata di Sel, Duranti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche