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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

Cronaca News

Sfuggì al blitz contro il clan: preso. Girava con una pistola con il colpo in canna

foto di Sequestrati pistola, giubbotto antiproiettile e documenti falsi
Sequestrati pistola, giubbotto antiproiettile e documenti falsi

A febbraio era sfuggito al blitz contro il clan Pascali. Agostino Bisignano, trentanove anni, è finito nella trappola tesa dai poliziotti della Squadra Mobile. Aveva una pistola con il colpo in canna e indossava un giubbotto antiproiettile. E’ stato fermato al termine di una lunga attività investigativa eseguita con servizi di appostamento. Bisignano è stato bloccato dopo che era uscito dall’abitazione di alcuni parenti. Era in sella ad una moto di grossa cilindrata.

Quando è stato fermato dagli agenti in borghese della Questura indossava un giubbotto antiproiettile ed era in possesso di una pistola semi-automatica con colpo in canna e caricatore con 14 cartucce. Sequestrate altre 34 cartucce che aveva nascosto in una tasca dei pantaloni. Il ricercato aveva con sé anche documenti d’identità falsi. Ieri, difeso dall’avvocato Pasquale Blasi, è comparso dinanzi al gip del Tribunale ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei giorni scorsi, gli agenti della Squadra Mobile nell’ambito del blitz “Summa” avevano eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, emesse dal Tribunale di Lecce, dopo l’appello presentato dal pubblico ministero, nei confronti di tre uomini e di una donna, coinvolti nel blitz e già detenuti. Tre di loro sono da ritenersi presunti responsabili del reato di estorsione, mentre il quarto presunto responsabile del reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Come si ricorderà, nell’ambito di una indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, gli investigatori della Squadra Mobile, diretti dal dott. Fulvio Manco, avevano eseguito ordinanze di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, emesse dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Lecce, a carico di trentotto per sone ritenute responsabili a vario titolo di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di altri gravi reati tra cui estorsione, detenzione e porto illegale di armi e munizioni, lesioni personali. Indagate a piede libero altre venti persone. Gli arrestati secondo il gip hanno proseguito “l’azione criminale del sodalizio di stampo mafioso” attivo nel quartiere Paolo VI. Esponenti del gruppo sono già stati condannati con sentenza del gup di Lecce a ottobre 2017, confermata in Appello ad aprile 2019 e passata in giudicato.

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