23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 10:41:00

Cronaca

La casa? E’ umida e fredda. Sos fra Taranto e Pisa

Appello di una famiglia di emigranti tarantini con una portatrice di handicap


PISA – “Salve, mi chiamo Isabella Raimondi…”. Comincia così la richiesta di aiuto di una mamma e madre di famiglia indirizzata al presidente dell’Apes di Pisa (Azienda Pisana Edilizia Sociale – Società consortile per azioni), e lanciata da una famiglia tarantina, originaria della Puglia, ma da anni residente in provincia di Pisa, a Santa Croce sull’Arno. Il motivo? E’ presto detto: da anni infatti la casa nella quale vivono (dell’Apes appunto) non è più di fatto “idonea” per loro, anche alla luce del fatto che della famiglia della signora Isabella fa parte anche la figlia minore, portatrice grave di handicap e costretta a vita su di una sedia a rotelle.

Da qui tutta una serie infinita di richieste verbali a chi di competenza affinché fosse loro assegnata una più idonea abitazione in grado di far fronte anche alle esigenze pratiche della ragazza portatrice di handicap. Insomma un diritto il loro di averla, una “nuova” casa (nel senso di migliore), un dovere quello delle autorità competenti ad abbattere le situazioni di disagio quotidiane.

“E’ da anni – spiega la signora Isabella Raimondi originaria di Taranto, al quotidiano Quipuglia – che ho fatto richiesta per un cambio alloggio più idoneo e senza barriere architettoniche… c’è poi una umidità allucinante, mi esce acqua persino dal pavimento, è ghiacciata ed anche con i riscaldamenti accesi 24 ore su 24 fa sempre molto freddo. Non ci sono balconi, e mia figlia è prigioniera della casa!!!”.

Dunque ancora nulla dopo tanto tempo è cambiato. Sembra che il tempo e le persone si siano dimenticate di loro. Ed anche se vicissitudini hanno di fatto creato problematiche fisiologiche legate alla crisi nella quale tutti sono accomunati dal vivere la mancanza di lavoro da un lato e l’aumento del caro vita dall’altro, ciò non dovrebbe giustificare il silenzio assordante delle istituzioni o delle autorità competenti preposte di fronte al disagio evidente di questa famiglia.

Ma cosa fare visto che nessuno si muove? Sperando in un loro intervento risolutore, la famiglia pensa bene allora di scrivere una email direttamente al presidente dell’Apes di Pisa. Cosa questa avvenuta nel mese di novembre 2014 scorso. Ma ancora una volta nonostante la comunicazione formale, nessuno la chiama, niente si muove. Ed intanto il tempo passa, l’inverno torna freddo come sempre, anzi di più. I problemi, anche quelli, sempre gli stessi. Anzi di più peggiorano giorno dopo giorno. Da qui allora la richiesta di aiuto si muove e dalla Toscana, terra già accogliente e stupenda tanto da essersi rivelata essere di fatto ancora di più negli anni scorsi una terra molto ospitale anche per molte famiglie soprattutto immigrati per lavoro e stranieri, la “protesta-richiesta di aiuto” della signora Isabella si sposta in Puglia affinché qualcuno di cuore possa aiutare questa famiglia che per lavoro da un lato e per le cure mediche alla ragazza dall’altro è stata costretta suo malgrado ed a malincuore, ad emigrare nella terra di Toscana.
Il quotidiano Quipuglia ha intanto cercato di contattare per le vie brevi i vertici dell’Apes di Pisa al telefono ma senza avere risposta. E così al fine di capire perché l’Apes non ha risposto alla email della signora Raimondi del novembre 2014 scorso e perché soprattutto non è intervenuta in soccorso di questa famiglia di tarantini, Pugliesi emigrati, ristabilendo le giuste condizioni di vivibilità e disponendo un loro trasferimento in una abitazione più idonea, lo stesso quotidiano Quipuglia ha cercato il presidente dell’Apes di Pisa, dottor Lorenzo Bani inoltrando a lui direttamente ed anche all’Ente Apes medesimo, una richiesta scritta ed inoltrata a mezzo di Pec.

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