Cronaca

Uccise per la casa pignorata


TARANTO – Approda in corte d’appello il processo a carico di Pietro Montrone, il marmista di Laterza che uccise a fucilate un imprenditore edile, Nunzio Marcello Petragallo. L’imputato è stato condannato in primo grado a vent’anni di reclusione; il processo si celebrò nelle forme del rito abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminare, dottor Giuseppe Tommasino. Nelle ore immediatamente successive al delitto, così come ricostruito dai carabinieri della stazione di Laterza e della compagnia di Castellaneta, il movente dell’omicidio sembrava da ricercare nei rapporti tra la vittima e l’assassino, ed in particolare nell’acquisto all’asta, da parte di Petragallo, di un immobile di proprietà di Montrone.

Una versione che, però, era stata contestata dalla difesa: due settimane prima dell’omicidio, infatti, la famiglia di Montrone aveva riacquistato dallo stesso Petragallo metà di quella proprietà, raggiungendo un accordo con lo stesso imprenditore. Secondo quanto emerso dopo l’interrogatorio di convalida, Montrone la mattina del 2 aprile uscì a fare la spesa, tornò a casa tranquillamente, e lasciò le buste del supermercato dopo aver scambiato qualche parola con la moglie, che stava cucinando. Quindi, senza un’apparente motivazione, il settantunenne marmista uscì da quell’appartamento, riscattato da Petragallo, imbracc-iando il suo fucile. A grandi passi raggiunse l’imprenditore edile, e gli sparò contro. Al gip che lo interrogava l’uomo ha detto di “non sapere” perchè avesse compiuto quel drammatico gesto, e fu proprio lui ad andare nella caserma dei carabinieri ed a confessare il brutale delitto. L’uomo, privo di precedenti penali, ha spiegato di essersi trasformato improvvisamente in un assassino perchè colto da un raptus. Ma per l’accusa il movente è proprio quello della casa. L’episodio destò enorme clamore, non solo nel versante occidentale della provincia. Il pubblico ministero Remo Epifani, a conclusione della sua requisitoria, aveva chiesto il massimo della pena, l’ergastolo con l’aggravante della premeditazione. Il gup Giuseppe Tommasino ha invece condannato l’imputato – difeso dall’avvocato Rosario Orlando – a vent’anni di reclusione con la derubricazione in omicidio volontario e la diminuente prevista per il rito abbreviato. Le parti civili rappresentate dall’avvocato Enzo Fumarola hanno chiesto e ottenuto il pagamento di una provvisionale di 100.000 euro. Il pg ha chiesto la conferma della condanna a vent’anni. La sentenza di secondo grado è attesa per la giornata di oggi, al momento di andare in stampa i giudici erano in camera di consiglio. Come detto, il caso fece molto discutere proprio per il movente che avrebbe spinto il marmista laertino ad uccidere l’imprenditore.

G.D.M.

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