Cronaca

Cozze e veleni. Ora soffiano venti di rivolta


TARANTO – In mano, i risultati delle analisi effettuate dalla Asl, da agosto 2011 a marzo 2012. A parlare è Luciano Carriero, professione mitilicoltore. Un mestiere difficile, che è diventato impossibile da quando è scoppiato il caso delle cozze al veleno. “Ma il nostro prodotto è buono”, spiega, mostrando le carte. “Soltanto che noi non possiamo venderlo. Eppure di richieste ne abbiamo: dalla Sardegna, dalla Liguria, addirittura dalla Spagna. E’ come avere un tesoro, ed essere costretti a morire di fame”. Nel primo seno di mar Piccolo vennero trovati inquinanti – diossine e pcb – tali da far scattare il divieto di “movimentazione e commercializzazione” del prodotto.

Era quasi un anno fa. Da allora gli operatori aspettano di potersi trasferire nelle nuove aree individuate a mar Grande, di fronte al lungomare. Nel frattempo, l’annata 2011 è andata letteralmente in fumo (nell’inceneritore dell’Amiu), e quella del 2012 è a forte rischio. “Il prodotto è bloccato” spiega Carriero, titolare della Ittica Cielo Azzurro, “mentre andrebbe venduto subito. Non si può perdere tempo, come successo fino ad oggi”. Intanto, sulla strada del passaggio in mar Grande sembra esserci un nuovo ostacolo, e cioè la maturazione dei mitili: “Significa aggiungere il danno alla beffa” è il commento. Aspettando i tempi della burocrazia, infatti, i mitilicoltori hanno visto ‘crescere’ il prodotto, mentre l’ordinanza parlerebbe di novellame. A proposito di danno, Carriero fornisce una stima: “Una perizia parla di due milioni di euro”. Il rischio è quello che la categoria arrivi all’esasperazione. “Tra i miei colleghi c’è tanta rabbia. Siamo pronti a scendere in piazza, per farci sentire dalle autorità e far capire che non possiamo rimanere inermi mentre il nostro lavoro viene letteralmente gettato. Tra l’altro, siamo in possesso della necessaria autorizzazione sanitaria”. Sullo sfondo, come detto, c’è la questione del sospirato passaggio da un mare all’altro di Taranto. Le domande arrivate al Comune sono 28. C’è, però, la questione dei costi. “La Regione ha stanziato tre milioni e mezzo di euro, necessari a coprire, a fondo perduto, il 60% delle spese. Per l’altro 40% dovremmo rivolgerci alle banche, ma temiamo di ritrovarci con le porte sbattute in faccia. Per questo ci rivolgiamo alle società di garanzia, come quella di Confcommercio, perchè ci sostengano in questo senso”.

G.D.M.

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