Cronaca

Crisi drammatica, ecco i numeri del disastro Taranto

L’allarme della Camera di Commercio: sistema al collasso


La città vive giorni difficili. La Camera di Commercio è un osservatorio privilegiato, legge, analizza e comunica la performance del Sistema imprenditoriale tarantino. Ed è, per il 2014, una performance negativa con un tasso di -0,09%, la peggiore della Puglia –  che chiude l’anno complessivamente con una crescita del +0,11%. In risalita anche l’andamento nazionale: +0,51% a fronte del +0,21% dell’anno precedente.

I dati di Movimprese sulla nati-mortalità delle aziende tracciano una linea discendente e  consegnano un quadro di forte criticità territoriale. Le sofferenze abbracciano quasi tutti i principali comparti produttivi. In agricoltura il saldo tra nuove imprese e chiusure è -259 unità, nelle attività manifatturiere -103, nelle costruzioni  -131, nel commercio -324. Non vi è comparto che non registri una emorragia preoccupante. Il nostro sistema socio – economico sembra al punto di non ritorno, anche per le ricadute della vicenda Ilva. L’urgenza oggi è straordinaria. Alcuni nostri parlamentari (solo due, a onor del vero) lavorano in modo incessante per cercare di tamponare il dramma dell’indotto. Dobbiamo riconoscere loro il giusto merito di adoperarsi per il proprio territorio, e dobbiamo anche sostenerli nel trovare i contenuti a quello che oggi è uno strumento legislativo utile, di partenza, che deve essere perfezionato e implementato. Eppure, incredibilmente, le parti economiche e sociali, ma anche l’Ente camerale che per legge ne tutela gli interessi e ne sintetizza le istanze, continuano ad essere escluse dal Tavolo istituzionale nel quale si discuterà il futuro del nostro territorio.

“Oggi lo Stato deve farsi carico di una situazione ormai esplosiva (sotto il profilo ambientale, produttivo, occupazionale), ma non sarà un provvedimento legislativo, pur lodevole, a salvare Taranto dal declino sempre più rapido verso il quale si è avviata” dicono dalla CdC. “Sarà la nostra capacità di ricucire le anime di questo territorio, ridurre la conflittualità interna al Sistema e ripartire da poche, semplici regole finalizzate a raggiungere l’obiettivo che tutti noi perseguiamo: una crescita rispettosa dell’ambiente, delle peculiarità territoriali, orientata alla produttività, all’occupazione, alla ripresa dei consumi.

Chi presta il proprio lavoro ha il diritto di essere pagato, integralmente ed in tempi ragionevoli e certi. Non è accettabile che vi siano imprese che hanno dato fiducia allo Stato e alle quali non sia riconosciuto il previsto corrispettivo. Occorre evitare che si inneschi un nuovo circolo vizioso che depaupererebbe in modo insanabile il tessuto produttivo. Non possiamo dimenticare, infatti, che quest’area subisce ancora i nefasti effetti di un lungo ed inconcluso dissesto, una ferita che ha provocato danni enormi, spesso irreparabili, all’economia ed alle famiglie tarantine. Nell’esercizio dell’attività imprenditoriale, le imprese di qualunque comparto devono rispettare le regole. Nessuna ulteriore violazione dell’ambiente potrà essere tollerata. Chi è preposto al controllo ed al rispetto delle norme vigili e punisca. Chi è imprenditore, si responsabilizzi”.

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