20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2020 alle 16:52:58

Cronaca

“Randagi, il Comune ignora le denunce”


TARANTO – Quando anche andare a lavorare diventa un azzardo. E’ successo alla Salinella. Dove pochi giorni fa un postino è stato azzannato da un branco di randagi mentre consegnava la posta in via lago di Pergusa. E la pillola è ancora più amara da mandar giù per una quartiere di periferia dove il problema era stato segnalato. Il Comune cioè sapeva. Come dimostra una lettera del comitato di Quartiere Taranto 2 (zona estesa del rione Salinella, appunto) datata 15 settembre. Segnalazione che parlava proprio del pericolo randagi. Lo stesso che è costato la corsa in ospedale al malcapitato portalettere 28enne.

E che è mancato poco facesse un’altra “vittima” come ha raccontato un testimone che ha dovuto prendere l’iniziativa mettendo in fuga a colpi di clacson un branco di randagi sempre nella stessa via del quartiere periferico. Proprio avendo letto del postino, il presidente del Comitato, Giovanni Tufo, oggi pone in evidenza che “Il Comitato di quartiere Taranto 2 il 15 settembre 2011 con una lettera-esposto, aveva segnalato all’amministrazione comunale e a tutte le autorità competenti in materia di randagismo canino l’estrema e drammatica situazione di degrado e pericolosità causata soprattutto dalla presenza di numerosi cani che stazionano nel quartiere, alcuni dei quali particolarmente aggressivi proprio in via lago di Pergusa”. Amaro il commento: “Una richiesta, la nostra, rimasta del tutto inascoltata. Di questo spiacevole incidente l’amministrazione comunale e il sindaco in particolare è doppiamente responsabile”. Tra i destinatari della raccomandata a mano di settembre ci sono il sindaco Stefàno, il servizio ambiente e qualità della vita del Comune e l’Asl (servizio di sanità animale, lotta al randagismo presso il presidio ospedaliero Testa). “Ci rivolgiamo a lei, primo cittadino, quale referente e responsabile in materia di randagismo canino nel Comune di Taranto” si legge nella lettera del consiglio direttivo del Comitato. Una lettera non per “accusare o attaccare” gli amministratori, ma per “chiedere aiuto e supporto”. Quindi lo spirito era dei migliori. E se i toni oggi diventano di accusa è perchè c’è un episodio che si poteva e si doveva evitare, perchè al posto del ragazzo ci poteva essere un bambino indifeso. E poteva andare peggio. “Il numero di cani randagi (vaganti e stazionari) nelle vie del nostro quartiere è diventato insostenibile, soprattutto lede ormai la pubblica sicurezza ed incolumità dei cittadini e compromette il livello di igiene e sanità pubblica delle strade, delle vie, delle attività commerciali, dei portoni degli stabili e delle aree verdi destinate ai bambini. Tutta la zona è caratterizzata da esalazioni maleodoranti, strade e marciapiedi lastricati da escrementi di cani. E’ facile scorgere gruppi di cani che con provata agilità si introducono affamati nei cassonetti per i rifiuti, per uscirne con in bocca una busta di spazzatura che con tranquillità rompono alla ricerca di cibo, disseminando il suo contenuto per strada”. Denuncia nella denuncia: Il fenomeno è favorito anche dal fatto – spiegavano dal comitato – che i cassonetti sono vecchi e insufficienti, dato il numero di abitanti e di attività della zona. Aggiungi un servizio di raccolta che, a dire dei residenti, lascia a desiderare, e una pulizia delle strade non pervenuta e il quadro è chiaro. Dal comitato erano stati dettagliati, elencando “le vie particolarmente interessate dal fenomeno del randagismo”. In cima alla lista c’è proprio via lago di Pergusa. “In via lago di Pergusa, nei pressi del distributore Eni” I residenti segnalavano nella lettera al sindaco “la presenza di un randagio di piccola taglia particolarmente aggressivo”. E poi “in via Scoglio del Tonno, via Ospedalicchio la presenza di 8,10 cani randagi di media e grossa taglia; in via Attica, via Tessaglia, via Doride, via Etolia, numerosi cani in branco, alcuni caratterizzati da vistosi segni di malnutrizione e sicuramente infestati da parassiti e malattie”. Nella lettera si chiedeva al sindaco di intervenire personalmente per cercare una soluzione alla “delicata questione”. “Impiegate risorse per il nostro dimenticato quartiere” è l’appello esteso invece a tutte le istituzioni.

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