24 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2020 alle 07:06:06

Cronaca

“Stop alla disinformazione” sul Porto di Taranto

Lo scalo jonico è al di sopra della soglia-sicurezza e le grandi aziende che vi operano pure: perchè bloccare sviluppo e lavoro?


Che la politica antindustriale iniziata con la chiusura dei gloriosi cantieri navali, a  Taranto,  avrebbe portato, alla lunga, a un vero e proprio tsumani, credo di averlo denunciato da tempo. Ebbene, i fatti, purtroppo, mi stanno dando ragione. Taranto, emendamenti o promesse a parte, è destinata a un declino irreversibile.. La giusta causa per l’ambiente e la salute, che il sottoscritto ha sempre sostenuto, è stata purtroppo confusa da una indiscriminata crociata contro  questa o quell’industria, senza distinzione di sorta. E senza ammettere che, se nel passato, la classe politicia e dirigenziale avesse “costretto” l’industria di stato, cioè l’Italsider, poi diventata Ilva, a mettere in atto, per ogni anno, interventi strutturali e ambientali, a quest’ora avremmo una fabbrica molto meno inquinante e più competitiva.

Ciò nonostante, l’Ilva non può assolutamente chiudere, deve essere a tutti i costi risanata, ambientalizzata e resa competitiva sul piano produttivo. Su questo aspetto mi trovo dunque d’accordo con quanto dichiarato in più occasioni dall’arcivescovo: non c’è lavoro se non viene salvaguardata la salute, non c’è salute senza il lavoro.

La questione porto è ancora al centro di vere e proprie campagne di disinformazione. L’accanimento contro l’Eni, ad esempio, mi appare del tutto ingiustificato. Mi soffermo sul Piano Regolatore che prevede l'allungamento del pontile Eni: risale a 12 anni fa, quando del progetto Tempa Rossa non c’era alcuna traccia.  L’Eni, società di caratura nazionale pubblico-privata di prim’ordine, annovera al proprio interno migliaia e migliaia di azionisti grandi, medi e piccoli. Sono davvero tanti, eppure devono difendersi da chi, a proposito della questione-porto, continua a fare demagogia senza sapere nulla di quanto avviene in uno scalo portuale come quello di Taranto.

Faccio un esempio: c’è chi evoca il pericolo  di collisione fra navi. Pericolo inesistente, in quanto le navi manovrano una alla volta. Incidenti rilevanti? Taranto è al settimo posto della classifica dei porti nazionali, vale a dire che, tra i grandi porti, è al di sopra della soglia sicurezza. E poi: stando a quel che si denuncia, vorrebbe dire che nessun porto dovrebbe far arrivare in porto, le petroliere, a iniziare da Trieste, Venezia, per non parlare di Rotterdam (ottomila petroliere), Singapore (23mila). Non mi risulta che si sia mai verificato alcun icidente di rilievo. Tutto sta,  invece, nella capacità di prevenzione e di intervento. Il sistema-nave, oggi, resta il più ecologico di trasporto in virtù dei controlli sempre più rigidi imposti dalle normative e dalle ordinanze delle Capitanerie di Porto. L’approdo delle navi è sempre stato fonte di lavoro e ricchezza.

L’aumento di nuove disponibilità di fonti di energia e di aumento della produzione di petrolio ha contribuito in Usa la ripresa economica ed anche dell’occupazione. E un vantaggio anche per noi, considerato che il presso della benzina e del gasolio è diminuito sensibilmente.

Tornando all’Eni, premesso che quest’azienda, a Taranto, non produce diossina e polveri sottili, (tutti i serbatoi della raffineria, peraltro, sono provvisti di vasche di contenimento), va rilevato che ci sono altri fonti di inquinamento di cui nessuno parla: ad esempio, le caldaie per il riscaldamento (dovrebbero confluire in un unico tubo di scarico, sui terrazzi, mentre invece avveine che gli scarichi te li ritrovi in ogni piano). Quanto alle auto,  in città come Taranto, che sono a imbuto, spesso si creano lunghe code con le macchine che restano ferme: i motori restano accesi e le conseguenze, per i passanti, sono deleterie. E che dire delle polveri utilizzate per la lotta alle blatte? La loro dispersione in atmosfera, specie quando c’è forte vento, la respiriamo a pieno polmoni.. L’elettrosmog, il fumo delle sigarette (ai miei tempi c’erano una decina di marche, oggi almeno un centinaio) e così sia”.

Al di là di queste considerazioni , credo che Taranto sia ormai a uno snodo cruciale: o riavvia dalla sua risorsa-principe, il mare, e dunque il porto in primis, il suo riscatto, oppure è destinata a morire. Lo dicono i fatti, le cifre, lo dice, soprattutto, il buon senso.

Bisogna aprire i vari cantieri senza perdere ulteriore tempo. Il porto di Taranto può e deve essere la vera alternativa per il rilancio economico di una città che è, ormai, allo stremo. Un territorio se non produce ricchezza non può produrre occupazione. Le occasioni ci sono, vedi ad esempio il Porto Franco, come più volte sostenuto dal Mac. Porto Franco che, se autorizzato dall’Unione Europea, potrebbe rappresentare una svolta per l’economia della nostra città. Ma è il tempo di dire “stop” alla demagogia e alle strumentalizzazioni. E al catastrofismo Occorre, subito, invertire la rotta e  fare della risorsa-porto il vero volano di sviluppo della città. Siamo davvero all’ultima chiamata.
Credo che la classe politica italiana debba dare risposte chiare e, innanzitutto, esempi di correttezza. Nulla a che vedere con quanto accaduto di recente in Parlamento, dove sono saliti sui banchi prendendosi a schiaffi e pugni. Uno spettacolo indecrooso rispetto al quale sono rimasto deluso e amareggiato. Mi vengono in mente le parole di Cristo sulla Croce: “Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.

Valentino Gennarini
Agente Marittimo Raccomandatario

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