20 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 22:59:00

Cronaca

Legacoop, Carmelo Rollo: “Chi ha sbagliato deve pagare”

Le coop vittime degli scandali


Gli scandali, i fenomeni di corruzione e di illegalità che imperversano quasi quotidianamente nella cronaca ci raccontano di un sistema economico che, nelle piaghe di una crisi, anche, sociale e politica, ha perso ogni punto di riferimento. Le stesse cronache ci raccontano di soggetti che tentano di acquisire, con ogni mezzo, posizioni di privilegio in una competizione che ha come obiettivo la conquista di un mercato o di un servizio.

Le manifestazioni dell’illegalità sono comuni ad ogni forma di impresa e si connotano per il fatto di non avere una forma giuridica predefinita. I reati assumono per natura una connotazione personalistica. Essi sono commessi dalla persona e non dall’organizzazione in cui essa opera che al massimo è passibile di una responsabilità oggettiva di tipo amministrativo quando in capo ad essa, dalle condotte illegali, discendono vantaggi.

Negli scandali che riguardano persone alla testa di imprese cooperative, la cronaca sembra ribaltare il principio della personalità tipico del diritto penale puntando l’indice verso la forma giuridica di impresa, ovvero, lo strumento utilizzato per compiere la fattispecie criminosa, guardando, invece, al colpevole come risultato del cattivo funzionamento della stessa connotazione societaria. In tal modo l’esegesi degli avvenimenti si declina verso conclusioni errate e, in taluni casi, surrettizie in cui si stigmatizza la cooperazione ed il sistema cooperativo come una camarilla di soggetti economici che, celandosi dietro il velo di un presunto scopo mutualistico, è in realtà votata al mantenimento di posizioni di privilegio. Il movimento cooperativo non può accettare una simile approssimazione ma, al contrario, ritiene doveroso ribadire il suo essere parte lesa da tali accadimenti.

Non lasciamo passare il concetto generalista e demagogico di essere manutengoli di personaggi dalla statura morale a dir poco discutibile. Ribadiamo con forza il concetto che non esiste una cooperazione sana e una spuria. Esiste la cooperazione e basta. Il resto sono manifestazioni di illegalità che sfruttano l’interposizione fittizia della veste giuridica cooperativa. Il resto, quindi, sono false cooperative. Le cooperative e la cooperazione sono ben altra cosa.  Perseguono la funzione  sociale dell’inclusione.  Includere  gli esclusi, fornendo loro beni e servizi che né il mercato né lo Stato possono garantire. Reinserire nel mondo del lavoro persone che il loro lavoro l’hanno perso non per colpe loro imputabili. Raccontare la storia di esperienze comuni che permettono alle persone di accedere ad un’opportunità laddove operano fattori di esclusione e deprivazione economica, sociale e, anche, territoriale. Questa è la cooperazione.

La cooperativa è lo strumento attraverso cui la persona trova la sua emancipazione rispetto ad un proprio stato di minorità. Ossia la cooperazione è un’espressione progressista della libertà. Il paradigma che conduce a tale risultato è il perseguimento dello scopo mutualistico, oppure, del principio che l’unione fa la forza. Che un Noi è più forte di tanti Io. Che tanti Piccoli rappresentano una Grande forza. Il segreto di tali alchimie è il grande senso di appartenenza ad un insieme o a una comunità che deve essere posseduto dagli attori che condividono l’esperienza. Dall’appartenenza deriva la capacità del singolo di saper fare un piccolo passo indietro rispetto alle posizioni personali per perseguire l’opportunità di fare un lungo salto in avanti insieme agli altri. I principi mutualistici della democrazia piena e partecipata quali il voto per testa, l’indivisibilità degli avanzi di gestione, che devono restare a disposizione della collettività dei soci, nonché la porta aperta a favorire l’allargamento della compagine sociale a tutti coloro che possono essere utili al gruppo, non sono solo norme di legge ma prassi quotidiane che la cooperazione osserva e deve necessariamente conseguire per mantenersi viva.
Si è parlato e scritto tanto in tema di controlli. Ma controllare non appare da sola un’azione da sola sufficiente a contrastare e fare da deterrente alle infiltrazioni di illegalità nel contesto cooperativo. Considerata l’intimità dei principi mutualistici appare più opportuno parlare di vigilanza. Infatti vigilare significa coniugare la staticità, anche formale, del controllo ad un’azione dinamica che, entrando nel vissuto più intimo della componente sociale cooperativa, riesca a verificare se lo scopo mutualistico appartiene o meno al sodalizio.

Per esemplificare al massimo, al controllore basta appurare se si svolgono le assemblee di approvazione di un bilancio.

La vigilanza indaga soprattutto sull’intensità e la qualità della partecipazione assembleare quale indice significativo del senso di appartenenza dei soci al sodalizio. A tal proposito si apprende con profonda preoccupazione la notizia della sospensione degli incarichi attribuiti ai revisori ministeriali e la conseguente sospensione dell’attività di vigilanza verso le cooperative non associate ad alcuna Centrale a causa del taglio delle risorse destinate a tale attività. La mancata vigilanza verso le cooperative non associate espone la cooperazione all’elevato rischio di essere esposta al confronto con chi utilizza impropriamente la forma cooperativa trendone ingiusti benefici. Ma al di là degli aspetti più profondi che caratterizzano la vigilanza cooperativa di stampo istituzionale è necessario essere ben presenti nel monitorare costantemente ed in ogni fase l’affidamento e la gestione dei servizi.

La vigilanza non deve appartenere solo alla fase di esecuzione del servizio. Abbiamo verificato che, al massimo, si interviene in modo non tempestivo quando i buoi sono scappati e si rischia di lasciare esclusivamente degli strascichi sociali sulla pelle dei lavoratori che in tali situazioni sono anch’essi parte lesa. Bisogna intervenire anche in fase preventiva. Nella predisposizione dei capitolati e dei disciplinari di gara è opportuno avere la lungimiranza di valutare ogni previsione contrattuale e di esecuzione del servizio in modo tale che siano garantiti qualità della prestazione e dignità e rispetto del lavoratore. Un lavoratore mal retribuito e non correttamente garantito diviene anch’egli vittima di un sistema che non gli appartiene. Le gare a ribasso diventano un facile pertugio per chi opera in malaffare e corruzione. Ecco perché come Legacoop ci siamo battuti per ottenere l’istituzione degli osservatori provinciali sulla cooperazione, per ottenere l’approvazione di norme che contrastino i fenomeni di dumping contrattuale, per ottenere il rispetto delle persone, di chi lavora e di chi usufruisce del servizio. Ci siamo costituiti e costituiremo sempre parte civile nei processi nei confronti degli impostori e di chi infanga, nel conseguimento dei propri fini illeciti, il nome della cooperazione.

Quindi dignità della persona e legalità.. Non ci nascondiamo dietro un dito e non siamo così ingenui da pensare di vivere in contesti onirici. Ci sono persone che inquinano il sistema economico perseguendo l’illegalità che quindi è un fenomeno che esiste  ed è diffuso. Per questo ci sentiamo ancor più responsabilizzati dal dovere,  inalienabiledi allontanare, stigmatizzare e denunciare chi oltraggia e non rispetta i principi della democrazia tra i quali spiccano il rispetto delle persone e  il garantire pari opportunità di accesso.  Ci sentiamo feriti dalle strumentalizzazioni banali ma non molliamo. Ripartiamo con forza. Con la forza che ci viene conferita dalla passione delle idee, dall’abnegazione che quotidianamente infondiamo nel nostro lavoro, ma soprattutto dalle aspettative delle persone che ogni giorno incontriamo sui territori. Quelle persone che ci chiedono una speranza, ossia, la possibilità di cominciare o, anche, di ricominciare in virtù di principi nuovi e diversi da precedenti. Principi non basati sull’apologia del profitto ma sul rispetto della dignità degli individui, del riconoscimento del bisogno altrui e sulla necessità di liberare risorse umane, professionali e territoriali troppo a lungo mortificate.

Le Cooperativa di Comunità sono un esempio concreto di come  mettere insieme persone che hanno voglia d’investire risorse, capacità, professionalità per il proprio territorio al fine di migliorarlo. Consapevoli che c’è e ci sarà un ritorno per la comunità stessa, in termini di servizi, lavoro e benessere. Nelle Cooperative di comunità si scorge il coraggio e la voglia delle persone che vivono i territori di non rassegnarsi ad un vissuto che qualcun altro ha deciso per loro. Lo stesso coraggio che consente ai lavoratori licenziati  di non rassegnarsi,  diventando protagonisti di processi cosiddetti di “worker by out”, nei quali diventano protagonisti di una nuova iniziativa aziendale collettiva sorta sulle ceneri della precedente. Sono persone che scelgono di essere imprenditori di se stessi e d’investire nel proprio e altrui futuro fondando una cooperativa.

Per tutto questo siamo determinati nell’affermare che alla cooperazione è affidato un compito importante, specie in questo difficile momento storico: ripensare a un modo di fare impresa e mercato, che rimetta al centro la persona, i suoi bisogni, in un’ottica di innovazione, sostenibilità, efficienza, integrazione. Un cambiamento che può e deve essere perseguito secondo i principi dell’equità e della legalità. Gli stessi che continueremo a difendere, senza se e senza ma, assumendoci  la responsabilità di richiedere di poter recitare un ruolo da protagonisti, aperti ad un confronto con le Istituzioni nel quale ribadire la forza delle idee che ci contraddistinguono e senza alcuna pretesa meramente rivendicativa o conservatrice . Noi siamo sempre più certi che “Da soli non c’è storia”.

Carmelo Rollo
Presidente Legacoop Puglia

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