06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

Operazione “No One”. Come in “arancia meccanica”

Il gruppo agiva in modo spregiudicato e veniva istruito anche su come far propagare meglio le fiamme. Decifrato il codice per indicare la droga


Alle prime ore del mattino di ieri i carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari delle Compagnie Carabinieri di Manduria, Martina Franca, Taranto e Subiaco, con il supporto di un elicottero del 6o Elinucleo Carabinieri di Bari Palese e di unità cinofile antidroga ed antiesplosivo del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno, hanno dato esecuzione, nei comuni di Pulsano, San Giorgio Jonico, Monteparano, Taranto e Roma, a 9 arresti emessi dal Gip del Tribunale di Taranto, Valeria Ingenito, su richiesta del sostituto Procuratore della Repubblica di Taranto, Daniela Putignano, nei confronti di: Anselmo Venere, Ermes Venere, Francesco Paolo Venere, Salvatore Scalone, Nicola Casucci, Pietro Grossi, Pietro Zingariello, Antonio La Cava e Francesco Benedetto Russo.

Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di una serie di reati accertati negli anni 2013 e 2014, tutti commessi in provincia di Taranto. In particolare, ai primi cinque viene contestato di appartenere ad un’associazione a delinquere diretta da Anselmo Venere finalizzata alla commissione di numerosi attentati incendiari ed esplosivi di immobili e automezzi appartenenti a soggetti privati e pubblici, estorsioni consumate e tentate, detenzione illegale per fini di spaccio di sostanze stupefacenti, rapine a mano armata, detenzione di armi e materiale esplodente e ricettazione di autoveicoli.

Le indagini, avviate nel mese di ottobre 2013 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Taranto e coordinate dalla Procura jonica, hanno consentito di accertare l’esistenza di un organigramma criminale particolarmente agguerrito, con epicentro nel comune di Pulsano e propaggini nei paesi limitrofi, capeggiato da Anselmo Venere il quale, per portare a compimento le sue progettualità criminali di egemonia di quel settore – con grave allarme sociale per la comunità pulsanese, scossa a più riprese da boati in piena notte e da numerosi incendi di autoveicoli – si è servito di gregari anche tratti dal proprio ambiente familiare, ovvero dei nipoti Ermes Venere e Nicola Casucci, del cugino Francesco Paolo Venere, detto “Pelè” e del fidato amico Salvatore Scalone.

Gli arrestati non hanno esitato a consumare estorsioni a carico di titolari di attività commerciali della litoranea salentina pulsanese; a posizionare ordigni esplosivi ed infiammabili all’interno di 4 immobili, di cui 3 esercizi commerciali della litoranea colpiti rispettivamente il 18 marzo, il 16 aprile ed il 19 maggio 2014 e 7 autoveicoli appartenenti a privati cittadini, operatori commerciali e rappresentanti delle istituzioni locali, quali il vicensindaco di Pulsano con delega  all’Ambiente e Attività Produttive, nonché all’assessore alla solidarietà sociale dello stesso Comune (ne parliamo nella pagina accanto).

Nel contesto dell’attività investigativa sono state accertate anche due rapine: la prima risalente al 2010 a Pulsano e la seconda a San Giorgio Jonico nel 2014. I cinque sodali sono anche accusati di avere dato corpo ad una fitta rete di spaccio di stupefacenti, approvvigionandosi di hashish e cocaina da diversi canali, individuati in quello di Talsano facente capo a Francesco Benedetto Russo, già sodale del gruppo di Aldo Catapano ed in quello di Monteparano facente riferimento al duo Antonio La Cava – Pietro Grossi, accusati quindi di cessione e per questo anche loro tre arrestati.

Dai meticolosi accertamenti e dall’attività di intercettazione telefonica ed ambientale dei carabinieri sono emersi gravi indizi di colpevolezza nei confronti del sodalizio relativamente a numerosi episodi criminosi, particolarmente destabilizzanti per l’ordine pubblico e la percezione di sicurezza nella comunità pulsanese, in particolare, come detto, una decina di attentati incendiari ed anche dinamitardi. Interessante ma allo stesso tempo inquietante il quadro fornito dagli approfondimenti dei carabinieri dei sodali di questo gruppo da “arancia meccanica”. La droga nelle intercettazioni veniva di volta in volta denominata con linguaggio convenzionale “il coso”, “l’articolo”, “la chiave”, “il cubo”  e scambiata, in quantità dichiarate fino a partite da 2 e 5 kg., con modalità inaspettate, in un caso addirittura lanciata all’interno di un’autovettura attraverso il finestrino per non protrarre il contatto fra acquirente e venditore, timorosi di essere notati da pattuglie in borghese dei carabinieri in possibile transito.

Interessanti anche i dialoghi sulle migliori modalità di accensione dei roghi delle autovetture, con indicazioni chiare di Anselmo Venere che da guida sapiente e quasi paternalistica del sodalizio, invita a cospargere i sedili per ottenere una combustione più efficace, provvedendo con sfrontatezza ad incendiare il veicolo del vicesindaco dopo l’imperfetto tentativo posto in essere da un sodale con un ordigno rudimentale che, sebbene esploso con grande rumore, non aveva ottenuto il risultato sperato. Accurati i riscontri sulla grave sequenza di incendi e danneggiamenti, fra i quali quello a carico del deposito di nettezza urbana, immortalato dall’impianto di videosorveglianza del complesso, che documenta lo scavalcamento del muro di cinta per incendiare un autocompattatore, proprio mentre l’autovettura dei sodali, munita di Gps installato dagli inquirenti, incrocia nella zona e Anselmo Venere indica il punto in cui dovranno scavalcare, per poi risalire avvalendosi di una pala meccanica lì presente, compiacendosi del fatto che c’è vento e che quindi le fiamme si propagheranno bene ed augurandosi che il gesto che verrà posto in essere farà “capire” qualcosa. Significative anche le esclamazioni di soddisfazione dei sodali ogni qualvolta le fiamme da loro appiccate divampano presto e bene, finanche troppo, come in occasione dell’incendio del veicolo dell’assessore occorso a Grottaglie, dopo che i malviventi hanno invano cercato la stessa a Pulsano.

Il nome dell’operazione trae origine dalla particolare spregiudicatezza mostrata dagli indagati nel corso delle indagini, i quali, in più occasioni, pur ponendo in essere condotte prudenti ed attente a non farsi scoprire, hanno manifestato il convincimento di non poter essere mai individuati dalle Forze dell’Ordine grazie alla loro scaltrezza.
I destinatari delle misure restrittive sono stati tutti condotti presso la Casa Circondariale di Taranto. Domani i primi interrogatori.

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