06 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2020 alle 16:02:00

Cronaca

Attenti al lupo, in arrivo 200mila euro

La Regione pronta a stanziare un fondo per i primi interventi a favore degli allevatori e alle necessarie azioni di prevenzione


Continua, dopo i diversi incontri avuti sia a livello istituzionale sia con tutti gli operatori del settore, l’impegno della Provincia per affrontare l’emergenza lupi.

“In questi giorni un ulteriore importante passo in direzione della soluzione di tale emergenza a seguito dell’incontro avuto con l’assessore regionale Fabrizio Nardoni – fa sapere Giuseppe Pulito, consigliere provinciale delegato alla Caccia e alla Pesca. Dal confronto, al quale hanno preso parte anche i dirigenti dei rispettivi uffici provinciale e regionale, è emersa la disponibilità della Regione Puglia a stanziare subito un fondo pari a circa 200.000 euro da destinarsi ai primi interventi a favore degli allevatori e alle necessarie azioni per la prevenzione”.

“Fermo restando la necessità già altre volte segnalata di un intervento legislativo che risolva alla fonte la problematica, salvaguardando i lupi e garantendo la sicurezza degli allevamenti, ritengo comunque che, nonostante le note difficoltà di bilancio della Provincia, che impediscono altre forme di sostegno economico, si stia procedendo al meglio per tutelare gli interessi diffusi del territorio”.

Nelle scorse settimane ad evidenziare la problematica vissuta nelle campagne del tarantino era stata Confagricoltura: “Quella degli attacchi dei lupi – e prima ancora delle scorribande dei cinghiali – è una vicenda che da diversi mesi, in particolare tra dicembre e gennaio, sta mettendo a dura prova la vita e le tasche degli allevatori del territorio martinese”.

Quasi 150 gli iscritti ad un gruppo Facebook “attenti al lupo” a testimonianza del “livello di allarme diffuso in un territorio che va da Martina a Mottola e Crispiano, ma che coinvolge anche Laterza e persino Ginosa e Castellaneta, luoghi dei primi avvistamenti e attacchi di lupi provenienti, molto probabilmente, dall’Appennino lucano o dall’Abruzzo”.

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