22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 17:58:00

Cronaca

Droga, Operazione Reset: fioccano le condanne

In sette hanno patteggiato la pena. Dieci rinviati a giudizio


Dopo l’operazione “Reset” arrivano otto condanne, sette patteggiamenti e dieci rinvii a giudizio.

E’ l’esito dell’udienza preliminare nei confronti dei 25 imputati coinvolti nell’operazione antidroga denominata “Reset”. Il giudice Patrizia Todisco ha accolto tutte le richieste formulate dal sostituto procuratore Giovanna Cannarile che ha coordinato l’attività investigativa dei poliziotti del commissariato di Grottaglie che ha smantellato un gruppo che si dedicava allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Nei confronti di coloro i quali hanno scelto il rito abbreviato sono scattate pene piuttosto severe: 12 anni di reclusione per Gianfranco Mandrillo, 9 per Pietro Lezza, confermando quindi le richieste del pubblico ministero, 6 anni per Gianfranco Galeone (la richiesta era di 6 anni e 4 mesi), 8 anni e 2 mesi di reclusione per Ciro Nannavecchia (9 anni chiesti dal PM), 6 anni e 10 mesi per Francesco Vitali (7 anni), 6 anni di carcere per Pasquale Serio Sisto (6 anni e 6 mesi), 4 anni di reclusione per Stefano Marangi (pena superiore alla richiesta di 3 anni e 4 mesi).

E’ andata meglio invece a Francesco Matichecchia: a fronte di una richiesta di 2 anni formulata dal PM Cannarile, l’avvocato Gaetano Vitale è riuscito ad ottenere una condanna a soli 8 mesi. Pena sospesa anche nei confronti degli imputati che hanno scelto di patteggiare la pena: i legali, tra cui l’avvocato Biagio Leuzzi, sono riusciti ad ottenere pene inferiori ai due anni. Inizierà invece il 5 maggio il processo nei confronti dei dieci imputati che hanno scelto di essere giudicati col rito ordinario. L’operazione, messa a segno a marzo dello scorso anno, portò all’arresto di 27 persone, 16 delle quali finite in carcere ed 11 quelle costrette ai domiciliari.

L’indagine, condotta dai poliziotti del commissariato consentì di azzerare a Grottaglie e nei paesi vicini le attività criminali legate agli stupefacenti, permettendo di “mettere a nudo una realtà sommersa e difficilmente immaginabile nelle sue effettive dimensioni. E’ certo-scrisse il gip Giuseppe Tommasino nella sua ordinanza che l’ingentissimo materiale intercettato si connota per una straordinaria ed insolita chiarezza che ben poco margine lascia all’immaginazione, sicchè all’interprete è risparmiata qualsiasi fatica: La sostanza stupefacente viene chiamata con il proprio nome, le vicende di spaccio sono dettagliatamente descritte dai protagonisti, l’identità di essi viene dichiarata senza alcuna remora”. Insomma dati inequivocabili secondo il magistrato: “Gli stessi testi delle conversazioni e dei messaggi captati costituiscono una ammissione di responsabilità, ponendo in secondo piano le dichiarazioni accusatorie rese dalla madre del giovane assuntore e persino gli esiti delle perquisizioni”. Insomma un quadro “inquietante” secondo il gip Tommasino che sarebbe “animato senza scrupoli di sorta votati completamente a crimine e violenza”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche