22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 08:50:00

Cronaca

Occupazione femminile, «Non c’è nulla da festeggiare»

Lucia La Penna della Nidil Cgil: «Scandaloso il dato degli inoccupati: nella provincia ionica su un totale di 39.263, le donne sono 25.146. Nel lavoro c’è ancora disuguaglianza»


Ma quale 8 marzo? A chiederselo è Lucia La Penna, segretaria generale del Nidil Cgil di Taranto.

«Non ci sono le condizioni per festeggiare soprattutto nella nostra provincia» dice riferendosi ai numeri che emergono dalle analisi del Servizio Agenzia Lavoro e formazione della Provincia di Taranto. Numeri «fortemente preoccupanti ». Ecco qualche esempio. I dati sui disoccupati aggiornati al 31 gennaio 2015 dicono che dei 79.486 disoccupati 39.970 sono donne e 39.516 gli uomini. Per gli inoccupati: su un totale di 39.263, 25.146 sono le donne, mentre 14.117 gli uomini. «Scandaloso è il dato degli inoccupati, cioè di chi non ha mai avuto esperienze lavorative, emerge chiaramente come nella nostra provincia non vi è stato nel mondo del lavoro un reale superamento delle disuguaglianze tra uomini e donne. La fascia anagrafica maggiormente colpita dalla disoccupazione è quella che va dai 36 ai 44 anni (sono 21.120 ), numeri questi che rispettano le percentuali del 2014».

«Gli avviamenti lavorativi che sono avvenuti nella nostra provincia nel 2014, parlano chiaro» ( i dati sono riferiti al dicembre 2014): in agricoltura su un totale di 44.833 avviamenti, 25.911 hanno riguardato lavoratrici, 18.922 lavoratori. Nel settore industriale si contano invece 7.656 avviamenti: 1.527 appannaggio delle donne e 6.129 degli uomini. Settore dei servizi 54.698 avviamenti dei quali 28.024 riguardano donne e i restanti 26.674 uomini. «Emerge chiaramente – commenta La Penna – come nel nostro territorio le donne trovano come principale occupazione l’impiego in agricoltura, come braccianti, donne sfruttate, ricattate dai padroni, dai caporali, donne che lavorano anche 10 ore al giorno per 25 – 30 euro, a cui spesso negano le giornate realmente lavorate, a cui spesso oltre alla violenza economica si aggiungono soprusi di ogni degenere ».

«Ritornando invece agli avviamenti lavorativi attivati, bisogna poi entrare nel dettaglio della modalità contrattuale con cui avvengono tali avviamenti: 1.230 i casi di apprendistato; 174 Associazione in partecipazione; 5.792 a progetto; 79.128 Tempo determinato ; 2.812 Lavoro intermittente; 562 Lavoro occasionale; 1.308 Tirocinio; 10.981 Tempo indeterminato ». «Questi dati tracciano la situazione del contesto occupazionale di una delle realtà più drammaticamente colpita dalla crisi, con l’aggravante di aver coinvolto strutture decisive per gli assetti produttivi del paese, a cominciare ovviamente dall’Ilva. Si colgono appieno le conseguenze che la crisi ha prodotto nelle filiere produttive ed occupazionali del territorio, con la crescita rilevante di rapporti precari e temporanei a fronte di un progressivo restringimento della base occupazionale della provincia» come commentato da Claudio Treves, segretario Nazionale Nidil Cgil .

«Il nostro territorio in questi ultimi anni, ha visto le difficoltà dell’industria pesante e il disastro ambientale – aggiunge La Penna – la grande recessione con le riduzioni di commesse, l’indotto in sofferenza, il porto con un calo della movimentazione delle merci; in questo scenario non stupiscono i dati emergenti dalle iscrizioni e cessazioni di imprese risultanti da uno studio della camera di commercio di Taranto che vede un tasso di crescita complessivo del – 0,2% ( dati 2013)». Tutte queste informazioni sono una parte di dati, ricerche, grafici che sono stati pubblicati sul Bilancio sociale del Nidil Cgil Taranto, pubblicato in questi giorni. In conclusione: «A Taranto come nel resto del paese aumentano le diseguaglianze tra lavoratrici e lavoratori in termini di occupazione e salario. L’occupazione femminile è tra le più basse d’Europa. Le donne a parità di lavoro guadagnano meno. La crisi non è uguale per tutti».

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