21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca

Mio fratello eroe. Morì sul campo per i suoi ideali


TARANTO – Non può dimenticarlo la sua città, che stasera celebrerà il capitano Emanuele Basile (nella foto) alle 19, nella piazza-giardino, in viale Virgilio, intitolata all’ufficiale dei carabinieri tarantino ucciso da “Cosa Nostra” a Monreale il 4 maggio del 1980. E certamente non può dimenticarlo suo fratello Cosimo generale dell’Esercito, ora in congedo, Cosimo Basile. Generale, a 30 anni dalla morte di suo fratello il dolore è ancora vivo. “Si, il dolore, non si attenua con il passare degli anni. La sofferenza non si affievolisce e ritorna più forte ogni volta che in Italia un innocente cade per mano della mafia.

Il sacrificio di Emanuele è quello di un uomo che ha creduto nelle istituzioni e che ha dato la vita per servire lo Stato e le sue leggi”. Come lo ricorda? “Come un giovane riservato, splendido, rispettoso degli altri. Sempre pronto a risolvere i problemi da solo, senza coinvolgere la famiglia, per non dare dispiacere. Emanuele faceva il suo lavoro sempre con spirito di servizio. Infatti amava dire che era sempre in servizio, che era sempre a disposizione quando si trattava di aiutare gli altri. Un ufficiale dei carabinieri in gamba, preparato, che conosceva bene la legge. Gli mancavano tre esami per laurearsi in Giurisprudenza. L’Università di Palermo gli ha conferito la laurea honoris causa”. Lei e gli altri fratelli sempre pronti a dare testimonianza del sacrificio di Emanuele. Si, io, i miei due fratelli, uno docente in pensione e l’altro avvocato, e mia sorella che è professoressa ancora in servizio, siamo sempre presenti quando si parla del sacrificio di Emanuele. Io vivo a Modena, dove come ufficiale ho formato tanti giovani all’Accademia militare, ho scelto di partecipare a tutte le commemorazioni che si tengono al nord, i miei fratelli, invece, vivono a Taranto e partecipano alle manifestazioni che vengono promosse al sud. Prendiamo parte a tante commemorazioni e nonostante i chilometri percorsi continuiamo a farlo perché è nostro dovere trasmettere ai giovani i valori in cui credeva Emanuele, quelli della giustizia e della legalità. Partecipiamo anche alla presentazione di un libro scritto su Emanuele dalla giornalista Michela Giordano dal titolo “Quando rimasero soli”. Un libro che parla anche del capitano dei carabinieri Mario D’Aleo, anch’egli ucciso dalla mafia. Nel libro le interviste ai familiari e la ricostruzione delle storie dei due ufficiali dell’Arma che hanno dato la vita per difendere lo Stato e i cittadini. Il prossimo appuntamento? Il 5 giugno a Bologna. Sono stato invitato per la cerimonia di consegna degli attestati di merito i carabinieri in servizio in Emilia Romagna. Una occasione per parlare a quei militari del valore delle istituzioni e del rispetto per l’uomo.

Giovanni Nicolardi

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