Cronaca

Banca d’Italia, Taranto fra le sedi da “tagliare”

Parte l’offensiva sindacale anche in molte altre filiali: sciopero il 16 e il 23 marzo. In Puglia saranno salvate Bari e Lecce


Bari e Lecce li salvano, Taranto sarà “tagliata”. La storia si ripete.

Questa volta la provincia jonica si ritrova nella black-list della sedi della Banca d’Italia da chiudere. La reazione, a Taranto come nelle altre città interessate ai tagli, non si è fatta attendere., in attesa che la classe politica faccia valere il propria peso. E’ stato infatti proclamato uno sciopero dei dipendenti della Banca d'Italia il 16 ed il 23 marzo con cadenze differenziate.

Le Segreterie Nazionali di Falbi, FisacCgil, Fiba-Cisl e Uilca-Uil della Banca d'Italia, informa una nota, hanno indetto l'astensione dal lavoro per le prime 4 ore (prime 2 ore per i lavoratori turnisti o in parttime) nonché il blocco delle prestazioni straordinarie. L'astenzione dal lavoro indetta il 16 marzo riguarda gli addetti alle Filiali di Livorno, Pescara, Lecce, Sassari, Treviso, Agrigento, Latina, Novara, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Trapani, Avellino, Ascoli Piceno, La Spezia, Grosseto, Messina, Viterbo, Ragusa, Caserta, Como, Taranto, Pesaro, Varese, Siena e Sondrio nonché alle Divisioni delocalizzate di Cuneo, Udine, Vicenza, Pisa, Caltanissetta e Cosenza; Il 23 marzo sciopera invece tutto il personale dell'Istituto. «In relazione a ciò, nelle suddette giornate potrebbero prodursi disservizi nell'attività di sportello» avverte Bankitalia. Seondo i programmi, il Mezzogiorno perderà altre otto filiali. Si salvano in extremis Agrigento, Lecce e Reggio Calabria in un primo tempo destinate alla chiusura.

Il governatore Ignazio Visco e il direttore Salvatore Rossi hanno in mente una profonda e radicale riorganizzazione delle filiali dell'istituto, sulla scia di quanto già avviato quando al vertice c'era Mario Draghi, nel 2008: in quell'occasione furono chiuse 39 filiali dalle 97 originarie, risparmiando cosi 80 milioni all'anno. Oggi, col nuovo piano presentato dalla Banca, in queste settimane in discussione al tavolo sindacale, al Sud chiuderebbero numerose filiali: in Campania Avellino e Caserta, dove oggi operano 35 unità, in Puglia Taranto (16 impiegati), in Calabria Cosenza (13), in Sicilia Caltanissetta, Ragusa, Messina e Trapani, dove vi sono 66 dipendenti. Le filiali di Bankitalia che resterebbero in vita nelle regioni meridionali sarebbero pertanto: in Campania, Napoli e Salerno, per complessivi 160 dipendenti, in Puglia, Bari, Lecce e Foggia, per 124 unità, in Basilicata, Potenza, dove lavorano 25 persone, in Calabria, Catanzaro e Reggio Calabria, con 67 addetti, in Sicilia, Palermo, Agrigento e Catania, dove sono impegnate 143 unità lavorative.

Il piano salva sei filiali, di cui tre al Sud, che erano a rischio chiusura: Agrigento (20 dipendenti), Lecce (23) e Reggio Calabria (20). In ogni caso, spiega con chiarezza il documento della Banca d'Italia, non ci sarebbero licenziamenti, ma prepensionamenti e trasferimenti da una sede all'altra, per cui nessun impiegato perderebbe il proprio posto di lavoro. In concreto, si tratterebbe di chiudere ben 22 filiali in tutt'Italia entro la fine del 2018, quindi nei prossimi tre anni. Il nuovo piano riguarderebbe 360 dipendenti sui 7 mila totali. Banki talia a regime potrebbe contare su una rete di 39 filiali. Di queste 20 sarebbero le cosiddette filiali regionali come, al Sud, Napoli, Bari, Potenza, Catanzaro e Palermo. 13 sarebbero le filiali definite ad ampia operatività, che nel Mezzogiorno sono Salerno, Lecce, Reggio Calabria, Catania e Agrigento. Infine 6 le filiali specializzate nel trattamento del contante, in gerco Stc, di cui solo una è al Sud, quella pugliese di Foggia.

Furiosi i rappresentanti sindacali che contestano a fondo le motivazione della Banca. In un volantino i segretari della FisacCgiI, Fiba-CisI, Uilca-Uil e Falbis-Confsal si dichiarano pronti alla mobilitazione, contro l'arretramento della Banca sul territorio. A sua volta «la Fabi — sottolinea il segretario nazionale del sindacato più rappresentativo nel mondo del credito, Angelo Maranesi, a Mezzogiorno Economia — si è confrontata con l'amministrazione della Banca d'Italia sul ruolo delle filiali per ricercare soluzioni condivise. Ciò è avvenuto attraverso undici incontri dall'ottobre del 2013 a oggi. Abbiamo proposto alla Banca di implementare le funzioni della rete delle filiali, coinvolgendo queste ultime in compiti di antiriciclaggio, di analisi e ricerca economica, di valutazione della qualità dei crediti, di supporto all'attività di vigilanza sulle assicurazioni e di promozione dell'educazione finanziaria. Nuovi compiti che le consentirebbero di continuare a porsi direttamente al servizio del Paese e dei cittadini». Ma finora è stato tutto inutile.

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